Monday, April 12, 2010

Intervista a Victor Gischler


Una mia intervista a Victor Gischler è appena stata pubblicata sul portale SugarPulp.
(http://www.sugarpulp.it/interviste/intervista-a-victor-gischelr)

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Monday, March 29, 2010

Barbara Baraldi: Lullaby – La ninna nanna della morte


Italia, oggi.
La vita di un imprecisato paesino di campagna(1), scorre lenta e monotona, come quella dei suoi abitanti: studenti più o meno ribelli persi tra casa, scuola e uscite “clandestine”; giovani casalinghe divise tra commissioni, cura dei figli e lavoretti per arrotondare; solidi padri di famiglia, seri, impegnati, ma sempre pronti a concedersi uno spritz al bar “da Gianni”; vecchie mamme moribonde, ma poi sempre vive e fin troppo vitali; aspiranti scrittori e rappresentanti, baristi annoiati, pensionati sentenziosi ecc.
Ma quello che sembra un tranquillo universo paesano, sta per essere scosso da qualcosa che si agita sotto la lucida superficie: qualcosa di più eccitante della barista del nuovo "American Bar", e decisamente più pericoloso.
E prima che il sangue cominci ad arrossare le strade del paese, è solo questione di tempo...

È “un gotico rurale con qualche velato ammiccamento al soprannaturale, e sfumature noir che non guastano mai”(2), “Lullaby”, ultimo romanzo di Barbara Baraldi, recentemente proposto ai lettori italiani da Castelvecchi; e se a dichiararlo è l'autrice stessa, parlando -con mossa classicamente metanarrativa- per bocca del personaggio dell'aspirante scrittore Marcello (che dimostra così, se non grande sensibilità, almeno grande capacità auto-riflessiva) non ci si può certo azzardare a dissentire; tanto più che i caratteri del gotico rurale (in particolare, di marca americana) ci sono tutti: dall'amplificazione delle passioni (negative) dovuta alla “strettezza” dell'ambiente, alla mancanza di stimoli culturali, dalla tonalità “soprannaturale” assunta dagli “impulsi negativi” che originano la sanguinosa vicenda e dall'associazione (storicamente molto solida)(3) rigorismo morale-religioso e violenza, al lento risolversi del già citato elemento sovrannaturale(4) in un accadere “umano, troppo umano” (e anzi, verrebbe da dire “familiare, troppo familiare”); il tutto espresso attraverso una tecnica mista che incrocia scelte classiche(5) e trovate post-moderne(6), assoluta cura dei dialoghi e brani espressi in discorso indiretto libero(7).
Anche sul versante del noir (che l'autrice riduce a un insieme di “sfumature”), il romanzo funziona meravigliosamente: la storia è perfettamente congegnata, gli indizi sepolti nell'intreccio bastano a farsi un idea della soluzione della vicenda (ma si resta pur sempre con l'incertezza), la tensione regge -a dispetto del ridotto numero di delitti-, fino all'impennata finale.
Il ritmo è continuo, la narrazione è fluida, avvincente, limata, “giovanile”, ma sintatticamente precisa. Ed è proprio su questo che poggia la perfetta riuscita di “Lullaby”: sulla capacità dell'autrice di costruire una narrazione matura (tematicamente e stilisticamente), mantenendo un rapporto profondamente empatico, e dimostrando una perfetta comprensione dei tormenti giovanili della protagonista; così, in un panorama di scritture finto-giovanili sempre più omologate e sempre meno sopportabili, i giovani tornano "leggibili", e la bistrattata letteratura di genere si riappropria di uno stratagemma critico classico, ma ancora più che efficace: la frattura tra lo sguardo "puro" degli adolescenti e la vuota ipocrisia, la falsità dei valori del mondo "adulto".

Il romanzo “Lullaby – La ninna nanna della morte”, di Barbara Baraldi è edito da Castelvecchi.



(1)Paesino che, in virtù delle poche battute di dialogo espresse in dialetto, si tende a collocare in Emilia.
(2)Barbara Baraldi, “Lullaby – La ninna nanna della morte”, Castelvecchi, Roma 2010, p. 17.
(3)Questo elemento critico nei confronti della violenza indissolubilmente connessa ad ogni eccesso religioso risalta anche nella breve flashback relativo a un tentativo di esorcismo ai danni di uno dei protagonisti...
(4)L'elemento gotico, nell'accezione comune del termine, è piuttosto da ricercare nell'uso (o riuso) di oggetti -immagini, citazioni horror, scampoli di brani musicali, che vanno dai Cure (loro il pezzo “Lullaby” che dà il titolo all'opera) a "Il Corvo", passando per i Bauhaus di "Bela Lugosi's Dead" ecc.- tratti dall'immaginario “dark” (termine tutto nostro per un genere che, all'estero, si chiama appunto “gothic”), al quale l'autrice, adattandosi (e senza fatica) al gusto della giovane protagonista, fa riferimenti continui.
(5)Scelte che vanno dalla reticenza al depistaggio, e alla costruzione per pezzi brevi interrotti in maniera da mantenere sempre alto il livello della tensione, tanto per citare gli esempi più ovvi.
(6)Alternanza di tre punti di vista, ognuno dei quali espresso un po' in prima e un po' in terza persona, e con focalizzazione variabile.
(7)Il discorso indiretto libero è utilizzato dall'autrice per risolvere i momenti di particolare tensione emotiva: si prenda, per esempio, un brano come “Cammino sotto la falce di luna. Cammino con il cielo nero sopra la testa. Nessuna stella, solo quella polare, grande e lucente come una pietra preziosa. Forse il libro che ho cominciato a scrivere non terminerà mai. Penso e ripenso fino a spremermi dentro, ma quando mi ritrovo di fronte alla pagina bianca del pc, le parole che mi frullavano in testa scompaiono. È come se si smembrassero, perdessero di consistenza. Diventassero trottole indemoniate che sbattono l'una contro l'altra. Rumore sordo nelle orecchie. Mi sembra di scoppiare e allora devo alzarmi e accendermi una sigaretta. Che cosa mi manca?” (Ivi, p. 164), che esprime tutta la lacerazione interiore, l'impotenza del “cinico” e “freddo” (solo apparentemente, va da se') Marcello, senza neanche il bisogno di tirarne in ballo la tediante (ma forse “castrante” sarebbe più appropriato) situazione familiare.

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Wednesday, November 18, 2009

Al via il progetto "Rusty Dogs"



NonSoloNoir segnala a tutti l'uscita di Next door to Paradise, prima storia del blog "Rusty Dogs".
Il progetto Rusty Dogs prevede la pubblicazione di una serie di storie pulp, crime e noir a fumetti, sceneggiate dall'amico Emiliano Longobardi e illustrate da una quarantina di disegnatori scelti tra i migliori d'Italia.
Next Door To Paradise di Emiliano Longobardi e Andrea Del Campo è leggibile qui.

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Tuesday, May 26, 2009

L- Matteo Righetto: Savana Padana


“Fa caldo!” Disse Berto con il tono di “Non rompere i ciglioni!”. Subito dopo si passò una mano tra i capelli e fece ritorno ai suoi pensieri, accennando un rapido segno della croce.
“Appunto perché fa caldo. Si può sapere, più o meno, dove siamo? Sai com’è: non vorrei morire di caldo a bordo di un camion frigorifero”.(1)

San Vito Oltrebrenta, profondo nord-est; un paese piccolo, “una chiesa, tre condomini e qualche villetta”(2), tagliato a metà da una strada lunga e dritta sulla quale si fronteggiano gli unici due bar, il “centrale” e “lo sport”. Niente che possa giustificare la presenza di due bande criminali, eppure, “con tutti i soldi che girano in veneto”, è proprio così che vanno le cose in città: da un lato i “tosi”, fauna autoctona, cinque indigeni bizzosi, vecchiotti, scalcagnati ma ancora temibili, alle dipendenze del “Bestia”, dall’altra tre cameriere cinesi e un rispettato boss, Chen, detto “il tigre”, coinvolto in qualche losco traffico.
In paese, grazie ad un accordo d’affari stipulato tra i capibanda e allo scarso impegno del partenopeo comandante Fetente, regna la pace, ma l’equilibrio faticosamente raggiunto è messo a dura prova dall’arrivo di una compagnia di sprovveduti zingari accorsi per i festeggiamenti di Sant’Antonio e introdottisi, ignari, nella casa del Bestia …

Breve, scorrevole, piacevolmente dialettale e sboccato, costruito come un unico esilarante inseguimento posto a metà strada tra il nuovo noir americano alla Lansdale e la commedia d’azione, tra il fumetto e la versione politicamente scorretta(3) dei cartoni animati di Tex Avery(4) (il tutto condito in salsa veneta: a che servono texas hold’em e Jack Daniels quando ci si può dedicare a briscola e grappini?), Savana Padana, esordio in nero di Matteo Righetto, già autore di libri per l’infanzia, testi teatrali ecc., e cofondatore del movimento “Sugarpulp”(5), fa il suo lavoro: intrattiene, e bene, a dispetto delle lamentate carenze di editing. Viene da chiedersi che cosa spinga chi sostiene il contrario a demolire un (sia pure “quasi”) esordiente con mezzucci simili; ma poi forse tanto vale liquidare le polemiche come farebbe “il Nane”, con un’alzata di spalle e un “Ah, povera Italia. Ormai z’è ‘ndà tuto ramengo”(6), tanto chi Savana Padana lo ha letto, sa quel che vale...

Il romanzo Savana Padana di Matteo Righetto è edito in Italia da Zona.



(1) Matteo Righetto, Savana Padana, Zona, Arezzo 2009, p. 5.
(2) Ivi, p. 9.
(3) Non nel finale a sorpresa che premia uno dei pochi “veri” emarginati dell’intera narrazione…
(4) Meravigliosi i brani nei quali i personaggi, presi nel loro folle inseguimento, attraversano la scena, entrano ed escono dalla pagina quasi sfiorandosi, ma senza mai incrociarsi (almeno fino al "botto" finale), proprio come capitava nei vecchi cartoni animati della MGM.
(5) Il manifesto Sugarpulp, che propone un’interessante riforma della letteratura italiana secondo il modello dialogo-azione-dialogo-azione (tipico del nuovo pulp americano) conciliato, però, con un recupero delle realtà locali, è leggibile su http://www.sugarpulp.it.
(6) Ivi, p. 119.

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Friday, March 06, 2009

L- Stuart Kaminsky: Assassinio sul sentiero dorato


“L’ascensore si fermò al nono piano con un cigolio. Decisi che avrei messo il mio uomo alle strette con qualcosa di molto vicino alla verità. Magari l’avrei fatto arrabbiare al punto che si sarebbe lasciato sfuggire qualcosa. Non riuscivo a immaginare la scena di me che usavo la forza contro un nano, ma probabilmente ne sarei stato capace. Forse sarei riuscito a spingerlo a farmi arrabbiare quanto bastava.” (1)

1940. Toby Peters, ex poliziotto dell’LAPD, ex buttafuori ed ex responsabile della sicurezza per conto della “Warner Brothers”, si guadagna da vivere come investigatore privato risolvendo casi di quart’ordine. Per risparmiare sulle spese, ha per ufficio una stanza in sub-affitto nello studio di un’improbabile dentista. Quando Louis Mayer, proprietario della notissima casa di produzione cinematografica “Metro-Goldwyn-Mayer” lo convoca nei suoi studios per affidargli le indagini sulla morte di una comparsa, Peters accetta senza esitazione: quello che non sa, è che il suo nuovo datore di lavoro lo ha scelto sperando che facesse pressioni sul fratello Phil (membro dell'LAPD ufficialmente incaricato delle indagini), per convincerlo a mantenere il silenzio sulla faccenda. Ma il signor Mayer non sa che i rapporti tra Toby Peters e suo fratello non sono dei migliori…
Impegnato nelle indagini sulle morte di un nano travestito da “marameo”, ritrovato cadavere, a più di un anno dalla fine delle riprese, sul set del film Il mago di Oz di Victor Fleming, e costretto ad agire senza l'aiuto delle autorità, lo scalcagnato detective si troverà nel mirino di una serie di maldestri gangster, e, prima della soluzione del caso, (risolto anche grazie alla collaborazione di un aiutante d’eccezione: il padre dell’hard boiled Raymond Chandler) salverà la vita alla giovane Judy Garland, vero e proprio simbolo dell’innocenza nella Hollywood degli anni ’40…

Romanzo breve, ben scritto (anche attraverso un recupero del lessico tipico dell’hard boiled delle origini che ahimè, in parte si perde in una traduzione non sempre all’altezza del testo), surreale, politicamente scorretto come lo si poteva essere solo negli anni '40, follemente ironico, ma anche piuttosto prevedibile nello svolgimento strettamente giallo(2), Assassinio sul sentiero dorato trae buona parte del suo fascino dalla dimensione meta-narrattiva, dal riuso, in funzione d’omaggio, di modi, toni, personaggi, situazioni, soluzioni narrative ed escamotages tipici del noir degli albori (3).
Gli aspetti meno credibili del genere (infallibilità e quasi immortalità, irresistibile fascino dell’eroe ecc.) sono qui deformati, secondo una certa tendenza del noir post-moderno (4), con un fare farsesco e vivace, come a voler correggere il difetto di realismo attraverso l’esagerazione dei tratti comici e incredibili.

Romanzo noir che coniuga La sorellina di Chandler con l'ironia (che deforma l'affresco storico, ma senza riuscire a cancellarlo) dei Racconti di Pat Hobby di F. Scott Fitzgerald, il surrealismo di Brautigan con la durezza di Hammett, Assassinio sul sentiero dorato, di Stuart Kaminsky, edito in Italia da Einaudi, è Il libro che ogni filologo, amante del genere e feticista del cinema classico dovrebbe avere nella sua libreria.




(1) Stuart Kaminsky, Assassinio sul sentiero dorato, Einaudi, Torino 2005, p. 115.
(2) Le trovate surreali abbondano, ma la trama gialla, costruita attraverso un collage di clichés d’epoca risulta, per gli appassionati del genere, piuttosto prevedibile.
(3) Pilastri della moderna narrativa poliziesca quali Hammett, Chandler, Latimer, Mickey Spillane (anche nella trasposizione cinematografica: l’ambiente della palestra riporta alla mente il club sportivo di Un bacio e una pistola di Robert Aldrich) sono qui riletti con gli occhi del moderno scrittore-lettore, evidentemente sofferente, come molti fanatici del genere, di una bulimia basso-letteraria che ha trovato il suo luogo elettivo nell’America degli anni ‘40/’50, segnata dal fenomeno culturale della letteratura pulp.
(4) Pensiamo non solo al noto Hector Bélascoaran di Paco Ignacio Taibo II, ma anche al meno fortunato (perché sottorappresentato in Italia) C. Card, protagonista dell’incredibile Sognando Babilonia di Richard Brautigan (Marcos y Marcos). In ogni caso, questo scarso realismo dei romanzi noir degli albori, ormai vero e proprio luogo comune della critica letteraria di genere, andrebbe ripensato: sembra infatti il riflesso di una valutazione negativa della letteratura (soprattutto cinematografica) successiva ispirata ai romanzi dell’epoca, retrospettivamente proiettata.

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Tuesday, March 18, 2008

L- Joe R. Lansdale : La lunga strada della vendetta

Immagine:Batman in copertina al numero 27 di “Detective Comics”

Vicolo buio. Un giovane tossicodipendente raccoglie la gamba mozzata di un uomo ferito da un “pirata della strada”, la usa per percuotere la vittima fino allo stordimento, fruga nelle tasche del malcapitato estraendone un portafogli e si allontana portandosi via arto e contanti; poco più avanti una donna che è stata violentemente sbalzata su un muro è ridotta ad una poltiglia sanguinolenta; il ragazzo si guarda intorno, raccoglie una borsetta ed esce dal vicolo con aria naturale. Un poliziotto si avvicina; il ragazzo abbandona la gamba mozza e si da alla fuga, corre, salta un paio di recinzioni, sembra fuori pericolo, ma un colosso vestito di nero ferma la sua corsa avvolgendolo nel suo ampio mantello. E’ Batman…

Joe R. Lansdale, autore che non ha mai nascosto il suo amore per il pulp classico (letterario, ma evidentemente anche fumettistico) stupisce i lettori di tutto il mondo cimentandosi nella stesura di una frenetica ed iper-violenta (1) avventura inedita del supereroe nato nel 1939 dalla fantasia di Bob Kane e Bill Finger(2). Scritto con un rispetto quasi da filologo per le notizie sul passato di Batman stabilite nel corso di una quasi settantennale carriera fumettistica, La lunga strada della vendetta, mette a confronto (con una tecnica al limite tra il cinematografico (3) ed il fumettistico (4)) il supereroe, con un misterioso pirata della strada (o almeno così pare…) che si aggira per le strade di Gotham a bordo di una misteriosa Thunderbird nera.
Buona l’idea di approfondire la psicologia di Bruce Wayne (generalmente molto piatta nelle avventure di Batman); discreto, ma ampiamente accettabile se valutato secondo i canoni del fumetto, lo stile.
Un romanzo divertente.

La lunga strada della vendetta di Joe R. Lansdale è edito in Italia da BD.(5)


(1)Il gusto per il particolare scabroso, ben lungi dal rappresentare un tratto collaterale del pulp, rientra invece nella definizione del genere anche da un punto di vista lessicale; facendo affidamento sull’insensibilità tipicamente moderna verso le immagini macabre (quasi una forma di adattamento a decenni di telegiornali…), l’autore recupera, per le sequenze relativi agli omicidi, i toni eccessivi e guignoleschi tipici dello splatter cinematografico, producendo, talvolta (come nel caso della già citata gamba usata come mazza per stordire il suo legittimo proprietario) immagini di grande effetto.
(2)Batman apparve per la prima volta sul numero 27 di Detective Comics (maggio 1939); secondo le dichiarazioni del creatore Bob Kane, il supereroe era nato come incrocio tra lo Zorro interpretato da Douglas Fairbanks e Sherlock Holmes, e le sue ali (in seguito divenute un mantello) erano disegnate secondo lo schema dell’ ornitottero di Leonardo da Vinci.
(3)Ogni sezione del romanzo è introdotta dall’immaginario dettaglio di un cambio che passa ad una marcia superiore; data l’innegabile influenza esercitata dal cinema di genere sulle storie a fumetti, e dalle storie a fumetti sul cinema di genere, non ci sembra che introducendo queste contaminazioni, l’autore si sia allontanato dal progetto iniziale di scrivere un romanzo-omaggio con toni e tecniche da storia illustrata…
(4)La sezione nella quale il sistema solare viene paragonato ad un motore, scritta con lo stile (ahimé) mediocre e le generalizzazioni coraggiosamente imprecise delle didascalie dei fumetti potrebbe davvero essere uscita da una storia illustrata…
(5) Nel catalogo di BD compare anche il volume Laggiù nel profondo che raccoglie un romanzo di Joe R. Lansdale e la sua trasposizione a fumetti (firmata Luca Crovi e Andrea Mutti).

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Wednesday, December 13, 2006

L- Cornell Woolrich: La morte danza con me

Maxwell “Maxie” Jones è sassofonista e leader di una jazz-band di scarso successo; quando, in viaggio nelle Indie conosce Mari, diciannovenne ballerina addestrata alla “danza della morte” (sacra alla dea Kali), e la ragazza decide di scappare con lui, il musicista ha solo una cosa in mente: Usare l’alone di mistero che circonda lei e la sua danza per portare la band al successo.
Il pubblicitario ingaggiato dalla band non esita a sfruttare, a scopo commerciale, la leggenda secondo la quale la danza, se eseguita troppo spesso, può causare la morte degli spettatori.
La band raggiunge il successo sperato, ma ben presto la maledizione comincia a colpire, terrorizzando anche Mari e Maxwell…

Dal genio di Cornell Woolrich, un romanzo esotico e singolare, che spicca all’interno del variegato e vasto orizzonte della letteratura pulp, miscelando temi tipici del romanzo d’avventura (l’inseguimento iniziale, la cornice esotica), del thriller e del melodramma (la gelosia, il difficile rapporto tra Mari e Maxwell), e passando con disinvoltura da uno stile secco e minimalista a toni sentimentali, intimistici e semi-onirici (si pensi ai capitoli riguardanti la visione del mondo della giovane ballerina).

“La morte danza con me” è apparso in Italia nella collezione “I gialli mondadori”.

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