Jospeh Wambaugh: Il campo di cipolle
9 marzo 1963; gli agenti Campbell e Hettinger del Los Angeles Police Department fermano, con il pretesto di un controllo di routine, una piccola Ford marrone, un’automobile “troppo pulita”. Sovraeccitati e pronti a tutto, i due passeggeri del veicolo, George Powell e Jimmy Smith, piccoli criminali sul punto di rapinare l’ennesimo negozio di liquori, riescono, in maniera quasi inspiegabile, a disarmare e sequestrare gli agenti.Per i due poliziotti, costretti a salire in auto sotto la minaccia di un paio di pistole, è l’inizio di un incubo: al termine di un breve ma tortuoso e poco più che casuale percorso tra le colline di Los Angeles, i quattro uomini si ritrovano, infatti, in un desolato campo di cipolle dalle parti di Bakersfield. Qui, ignari di alcuni risvolti della “legge di Lindbergh” e convinti di essere comunque destinati, in caso d’arresto, alla sedia elettrica, Powell e Smith decidono di liberarsi degli agenti, ma le cose vanno storte ed Hettinger, testimone impotente della morte del suo collega, riesce a fuggire…
Servendosi di un filtro realista dai modi documentaristici (focalizzazione esterna integrata da aperti tentativi di interpretazione psicologica, ricostruzione biografica condotta con l’aiuto di testimonianze di amici, parenti e conoscenti, ecc.), Wambaugh ricostruisce un caso giuridico esemplare che ha sollevato, negli anni, l’interesse, le ire e le reazioni indignate di un pubblico –quello americano- sempre vagamente conservatore e spesso restio ad ammettere incertezze ed idiosincrasie dei propri organi istituzionali.
Ovviamente, nel tempo, complici la continua estensione della frontiera del narrabile (e del mostrabile) e la crescente confidenza con delitti sempre più efferati, il caso in questione ha perso un po' del suo originale impatto emotivo, e, per quanto non si possa dire che i fatti riportati non sconvolgano più, è comunque doveroso ammettere che ognuno di noi si confronta (in maniera mediatica) con verità ben peggiori, su base quasi quotidiana.
C’è poi tutta una serie di problemi legati alla traduzione (già piuttosto vecchia) e all'edizione, segnata da una lunga serie di sviste e refusi(2) che fanno si che il volume -che già in originale mostra solo a tratti l’indiscutibile talento e la prosa intelligente di Wambaugh, non rende assolutamente giustizia all’autore dell’indimenticabile I ragazzi del coro e dell’incredibile Hollywood Station(3) e non merita il confronto, pur proposto da James Ellroy nella sua introduzione, con A sangue freddo di Truman Capote- risulti lento, già letto e piuttosto noioso.
Oggetto letterario indiscutibilmente interessante (appartiene a una qualche terra di confine tra il genere “true crime” e il reportage, tra la narrativa poliziesca e il romanzo dai risvolti legali(4)), il romanzo di Wambaug risulta, nel complesso piuttosto "vecchio", vagamente "passato".
(2)Tanto per limitarsi ad un esempio, a pagina 409 si legge «Non intendeva consegnare la macchina per scrivere, e nemmeno la mezz’ora di cantilenanti e lascive promesse di Greg su ciò che sarebbe accaduto dopo la sua evasione non riuscirono a persuaderla» [Jospeh Wambaugh, Il campo di cipolle, Einaudi, Torino 2009, p. 409].
(3)L’intelligenza e l’umanità dell'autore riemergono, però, nell’empatica ricostruzione della tragedia umana del sopravvissuto Hettinger: incapace di superare il trauma e costretto dal senso di colpa a una vera e propria discesa agli inferi; a ridosso del fatto pochi poliziotti (o ex-poliziotti come Wambaugh) hanno saputo resistere alla tentazione di incolpare l’agente di negligenza addossandogli la responsabilità della morte del suo collega...
(4)Non è lecito, in questo caso, parlare di legal thriller, perché, in effetti, le strategie legali, le tattiche scelte dagli avvocati ecc., restano in secondo piano e cedono il passo ad una serie di assurdi passaggi procedurali che costruiscono, in un clima da scacco del garantismo, un processo dall’atmosfera anti-kafkiana: i colpevoli (decisamente, dichiaratamente colpevoli) restano impuniti, anche se tempi, modi e moventi del crimine sono ben chiari, e si assiste impotenti e toccati alla corsa verso l’autodistruzione del superstite agente Hettinger.
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