C- Jing Wong: God Of Gamblers

Ingaggiato da un pezzo grosso della yakuza giapponese per battere al gioco un pericoloso ricercato (nonché noto baro) al sicuro solo in acque internazionali, Ko Chun si ritrova inseguito dai tirapiedi di un piccolo gangster ed è tratto fuori pericolo da una guardia del corpo appena assunta. Per evitare le complicazioni legate alla morte di un paio di assalitori si allontana, solo, per una strada buia e sconosciuta cadendo in una trappola sistemata da tre ragazzi del posto.
Scivolato in un burrone, Ko Chun che, in maniera assolutamente anti-provvidenziale viaggia senza documenti, perde completamente la memoria e viene raccolto da “little knife”, colpevole di aver sistemato la trappola.
Attraverso un lungo e tortuoso processo, il protagonista riacquisterà la memoria, e tornerà ad essere il “re”, per sistemare tutti i conti in sospeso...
Il ritmo, rilassato per tutta la prima parte, e volutamente inesistente nella parte centrale (quella che vede Ko Chun privo di memoria) subisce incredibili accelerazioni nelle scene d’azione, tutte ben coreografate e dirette con gusto, per toccare punte quasi frenetiche sul finale (si tenga conto che lo scioglimento della trama, stagnante, o quasi, per più di tre quarti d’ora, avviene in quindici minuti circa).
Tra le molte citazioni che impreziosiscono questa pellicola sicuramente piacevole, da segnalare almeno quella di “Gli intoccabili” di De Palma (che a sua volta rimandava alla famosa sequenza della carrozzina ne “la corazzata Potemkin” di Sergej Ejzenstein), e l’omaggio, nella partita a dadi iniziale, al personaggio di Ocho (interpretato dalla indimenticabile Reiko Ike), protagonista dei b-movies giapponesi “Sex & Fury” di Norifumi Suzuki e “Female Yakuza Tale, inquisition & torture” di Teruo Ishii (ormai divenuti cult, anche grazie alle entusiastiche dichiarazioni di Quentin Tarantino).
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