Thursday, October 01, 2009

Edward Bunker: Stark


-Ce l’hai un nome?- le chiese. -O vuoi che ti chiami solo «bellezza»? -Altrochè se mi ci puoi chiamare, ma il mio nome è Dorie Williams […] Tu, invece… come hai detto che ti chiami? -Stark -Stark. Splendido. Un uomo di poche parole. Mi piace. -I fatti contano più delle parole. Così sono io.(1)

California, 1962. Ernie Stark è un criminale di mezza tacca, un piccolo truffatore, un eroinomane “per svago”, che si atteggia da Humphrey Bogart e si sente pronto per il grande salto(2); ricattato dall’ottuso tenente di polizia Patrick Crowley, che vuole risalire al fornitore dell’hawaiano Momo, unico spacciatore di Oceanview, Stark decide di servirsi della sua nuova posizione di “confidente” per fare le scarpe all’amico, ripulire la piazza e prendere in mano il traffico di stupefacenti locale. L’incontro con la biondina Dorie Williams, amante di Momo, non fa che rinsaldare i suoi già fermi propositi criminali, ma il grottesco e sospettoso sordomuto Dummy -amico e braccio destro dello spacciatore- sembra essere sempre in agguato, e poi forse Stark si sbaglia riguardo alla provenienza dell’eroina, e, tutto sommato, la scalata della mala locale potrebbe rivelarsi più difficile (e pericolosa) del previsto…

Scritto a metà degli anni ’60 nel corso di una delle numerose, giovanili, “gite al fresco”(3) di Edward Bunker, Stark, rimasto inedito anche negli USA fino al 2006, non brillerà forse per l’originalità dell’intreccio o per le scelte tecnico-narrative (tutt’altro che rivoluzionarie), ma il suo valore va molto oltre il semplice “interesse documentario”: si intravede, infatti, dietro la scrittura ancora immatura del narratore alle prime armi, il talento stilistico del consumato professionista autore di Cane mangia cane e dell’autobiografia Educazione di una canaglia; si coglie, sotto il tono(4) ancora incerto del Bunker esordiente, un primo (e già riuscito) tentativo di elaborazione delle storie, degli ambienti e dei personaggi che hanno fatto la fortuna delle sue opere più celebri.
Segnato da un alone di bonaria misoginia(5) che ne rafforza i legami con l’hardboiled dell’epoca classica, Stark si allontana dai modelli per un certo spavaldo ottimismo che non nuoce alla costruzione dell’intreccio, ma tradisce l’ingenuità del giovane autore, concretizzandosi in un ironico e “dolceamaro” finale che esclude il romanzo dal genere noir in senso stretto(6), e lo avvicina all'ormai classico Anonima Carogne (non a caso uscito proprio nel 1962…), di Richard Stark.
Meraviglioso il personaggio del protagonista, posto all’incrocio tra due tendenze tipicamente americane e particolarmente attive negli anni '60: da un lato un antiborghese spirito d’improvvisazione, sulla linea dello spontaneismo pittorico di Jackson Pollock(7) e dello sregolato gusto be-bop del coevo The Black Saint and the Sinner Lady di Charles Mingus(8), e, dall’altro, una freddezza razionale, una machiavellica abitudine al calcolo che è la controparte criminale dello spirito (strettamente liberale) d’arrampicata sociale, la declinazione apertamente illegalista del mito del self made man.
Impedibile per i fan di Bunker e per gli amanti del nero americano degli anni ’60; vivamente consigliato a tutti gli altri.

Il romanzo Stark, di Edward Bunker, è edito in Italia da Einaudi.



(1)Edward Bunker, Stark, Einaudi, Torino 2008, pp. 17-18.
(2) “Ernie Stark non era la persona più per bene sulla terra. Chiedetelo agli amici. Sempre che li avesse. Era un imbroglione di mezza tacca che sognava costantemente di fare il colpo grosso. Quello che lo avrebbe fatto vivere da gran signore. Ma il più delle volte restava fregato. Se non dal pollo di turno, dalla polizia”. (Ivi, p. 3)
(3)All’epoca della stesura del romanzo, Edward Bunker, poco più che trentenne, stava scontando la sua quinta condanna in carcere.
(4)La scelta del termine è tutt’altro che casuale: parlo deliberatamente di “tono” pensando alla “voce dello scrittore” e a quella del personaggio (che, in regime di focalizzazione mista, ma prevalentemente interna, influenza non poco la narrazione), anche perché, in Stark come in Cane mangia cane, le storie non sembrano “scritte” e “lette”, ma raccontate con uno stile che traduce la spacconeria del piccolo criminale e la pianificazione del racconto tipica del bugiardo professionista, e ascoltate direttamente per strada o nei bar. Questa prima scelta stilistica, alla quale Edward Bunker si è poi mantenuto fedele, rispecchia perfettamente la tendenza all’oralità –effetto dei modi narrativi dei romanzi hardboiled della scuola dei duri? retaggio della rivoluzione linguistica beat?- tutt’ora rintracciabile in buona parte del noir americano -penso, per esempio, a Elmore Leonard e al suo spiazzante precetto “If It Sounds Like Writing, Rewrite It” (cfr. Elmore Leonard, Elmore Leonard's 10 Rules of Writing, William Morrow & Company, New York 2007)-.
(5)Si tratta di un atteggiamento presente in maniera non esclusiva, e, tuttavia innegabilmente presente nell’hardboiled e nel noir degli albori (se ne trovano tracce, tanto per limitarsi agli esempi più ovvi, nel classico Il grande sonno di Raymond Chandler e nell’hammettiano Falcone Maltese, in Giungla d’asfalto di W.R. Burnett e in Nightfall di David Goodis; l’espressione più compiuta è violenta è comunque da rintracciare tra le pagine di James M. Cain), che ,entro pochi anni, sarebbe stato duramente criticato nell'ambito dei primi studi femministi.
(6)Perché nel noir, per definizione, “il crimine non paga”.
(7)All’epoca della stesura del romanzo, il pittore era scomparso da 6 anni (in seguito ad un malaugurato incidente automobilistico), ma le sue ricerche erano ancora cruciali (e lo sarebbero state ancora per lungo tempo) per le ricerche linguistiche del decennio dei ’60 (non a caso, il suo White Light, del 1954, fu scelto per la copertina dello storico Free Jazz dell’Ornette Coleman Double Quartet).
(8)Tendenza che si riassume, tutto sommato, in un momentaneo accantonamento del motivo politico e della riflessione sulle crescenti tensioni sociali, in favore di un’individualità rivestita di valore infinito. Se nella riflessione di Pollock questa scelta è giustificata su basi junghiane, Mingus sembra piuttosto la fortunata vittima di un'estetica "alla moda", quasi totalmente priva di basi teoriche.

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Tuesday, January 06, 2009

L'ultima corsa di Donald Westlake


(Foto: la copertina di un'opera di Donald Westlake, recentemente ristampata in America nell'affascinante collana Hard Case Crime)


È morto il 31 dicembre Donald E. Westlake, vera e propria leggenda della letteratura gialla e nera. Se ne è andato fulminato da un infarto, mentre guidava la sua automobile sulle strade del Messico, come tanti eroi "maledetti" del noir.
Nato a Brooklyn nel 1933, Westlake ha firmato, con il suo nome o con gli pseudonimi Tucker Coe, Samuel Holt, Richard Stark (1), ecc., più di 100 romanzi di genere giallo umoristico, giallo classico, pulp, poliziesco, fantascientifico e noir.
Con lui scompare un tassello importante della storia della letteratura nera.
Ci restano le sue opere: piccoli capolavori di ritmica, tecnica letteraria, solidità stilistica e sobrietà.




(1) Quest'ultimo molto noto: così infatti l'autore ha firmato le quasi 30 avventure di Parker, l'ultima delle quali, profeticamente intitolata L'ultima corsa, è stata recentemente proposta ai lettori italiani da Alacràn.


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Friday, December 07, 2007

L- Richard Stark: Comeback, colpo su colpo


William Archibald è un predicatore televisivo di grande seguito e scarsa onestà.
Più attento agli aspetti mediatici della sua “crociata”, che a quelli morali, il “religioso” gira l’America organizzando manifestazioni negli stadi per raccogliere offerte dai suoi fedeli.
Quando Tom Carmody, giovane e zelante membro della congregazione, si rende conto dell’ipocrisia del predicatore, decide di punirlo spingendo George Liss (un ex-galeotto che Tom dovrebbe riportare sulla retta via…) ad organizzare una rapina a suo danno.
Contattato da Liss, e convinto dalla presenza del fidato “collega” Ed Mackey, Parker accetta di partecipare al colpo.
La rapina va a segno, nonostante i ripensamenti e le preoccupazioni dell’onesto (quasi) Carmody, ma alla prima occasione Liss tenta di uccidere i complici per tenersi il malloppo.
Messo in fuga da Parker, il traditore torna presto all’attacco per recuperare il bottino, intanto, oltre alla polizia, ed al servizio di sicurezza del predicatore Archibald, una misteriosa banda di malviventi, decisa a tentare il “colpo su colpo”, è sulle tracce dei rapinatori…

Teso, freddo,cinico, affilato, veloce, a tratti grottesco (1), totalmente privo di espedienti iper-tecnologici, “Comeback”, che inaugura la seconda serie dei romanzi di Parker (l’autore Richard Stark, alias Donald E. Westlake, Tucker Coe, Samuel Holst ecc., ha ripreso in mano il personaggio nel 1997, a vent’anni dall’avvenura precedente) è la perfetta testimonianza delle possibilità residue della letteratura di genere, in un epoca di crisi e volgarizzazione del cinema di genere…
Il romanzo Come back di Richard Stark, momentaneamente fuori catalogo (anche se la casa editrice Alacràn ha già annunciato la ripubblicazione di tutta la seconda serie di Parker-), era edito in Italia da Sonzogno nella brillante (ma ahimé defunta dopo appena 8 uscite) collana “Diabolik presenta”

(1) Si pensi al meraviglioso confronto iniziale tra i tre uomini armati di doppietta e l’ingenuo Carmody piangente e tremante nel suo travestimento da angelo …

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Saturday, January 06, 2007

L- Richard Stark: Flashfire, fuoco a volontà

L’indimenticabile Parker, uno dei più noti protagonisti del noir americano degli anni ’60, è tornato;L’autore Richard Stark (alias Donald E. Westlake e Tucker Coe), forte del successo del film “Payback” (tratto da “The Hunter”del 1962), e approfittando del rinnovato amore del pubblico per il genere noir, rilancia il suo personaggio in una nuova serie di avventure apertasi nel 1998 con “ComeBack”.

Flashfire si apre senza preamboli su un Parker, coinvolto, per intercessione di un amico, in un colpo organizzato da tre sconosciuti.
La rumorosa rapina va in porto, ma al momento della spartizione i tre complici propongono a Parker di reinvestire il malloppo per finanziare un colpo davvero grosso nella lussuosa Palm Beach, e, di fronte al suo rifiuto, lo minacciano, fuggendo con la sua parte di bottino…
I tre uomini hanno fatto male i conti, e Parker, ben lontano dal lasciarsi minacciare e derubare impunemente, è pronto a lanciarsi in una pericolosa vendetta…
Protagonista simbolo del noir nato dopo la caduta del codice Hays (come sottolineato nell’interessante ma stringata introduzione di Francois Torrent), Parker è volutamente immorale (almeno per quanto riguarda i rapporti con la società, infatti, anche in “flashfire” riconferma la sua fedeltà alla storica compagna Claire), violento, freddo, spietato, irresistibile.

Lo stile di Stark, piacevolmente minimale, non mostra tracce di ammorbidimento, come se il tempo non fosse passato, per lui come per il suo personaggio.

Flashfire è edito da Sansoni, collezione “I best seller del crimine”.

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