Sunday, August 09, 2009

Marco Philopat. La banda Bellini


Quartiere del Casoretto, Milano, anni ’70. Il ’68 è appena passato, ma, nelle piazze, la lotta è già durissima. Il movimento è in gran fermento e le nuove posizioni ideologiche penetrano nelle assemblee pubbliche creando le prime, sottili, spaccature.
In città i militanti dell’Universtià Statale, gli “statalini”, organizzati in un servizio d’ordine ultra-gerarchizzato, la fanno da padroni. Gli studenti medi sono divisi in due grandi gruppi, i maoisti da un lato e gli stalinisti dall’altro.
In questo clima di militarizzazione, fermento, discussioni, di grandi speranze ma anche e soprattutto d’azione, i fratelli Bellini, segnati dalla visione di Il mucchio selvaggio, riuniscono in “banda” i ragazzi del quartiere popolare del Casoretto. Rivestiti dei loro segni di riconoscimento -spolverini verdi militari lunghi sotto il ginocchio e rayban tecnici dalle lenti azzurre sottratti agli sprovveduti fascistelli pescati nella borghessissima zona di piazza San Babila- i ragazzi della “Banda Bellini” diventano, in pochi anni, il più agguerrito e affidabile servizio d’ordine del movimento.
Aspiranti eroi della strada a volto scoperto e armati di semplici bastoni, i cowboy del Casoretto si trovano però sbandati con l’avvicinarsi del ’77; definitivamente divisi da un’incomponibile frattura ideologica, alcuni imboccheranno la strada dell’autonomia e della lotta armata, altri resteranno fedeli alle scelte iniziali del gruppo (movimentismo, volti scoperti, uso di semplici bastoni), qualcuno, vittima di improbabili teorie chimiche, cadrà, infine, vittima dell’eroina…

Ispirato ai racconti orali di Andrea Bellini, a metà tra Il giovane Holden(1) e Il mucchio Selvaggio, tra il nuovo bildungsroman, il western metropolitano, il diario intimo e il resoconto storico-politico, La banda Bellini è un romanzo dai toni marcatamente epici, rapido come una cavalcata, impetuoso come un fiume in piena(2) e grammaticamente irriverente –tanto da risultare, sul principio, quasi fastidioso- che lavora su un immaginario ampio e spesso ingannevole, facendo rivivere, tra linguaggio folkloristico, anticonformismo (più o meno di maniera) e ultra-realistica spaesatezza di fronte ad un mondo che sembra cambiare troppo in fretta e che rimane, invece, invariabile e immutato, gli anni ’70 da un’inedita prospettiva interna che relega i grandi drammi storici (da Piazza Fontana a Piazza della Loggia ecc.) sullo sfondo, per concentrarsi sull’esperienza personale, onorando così il principio d'epoca (tanto in odio ad Andrea Bellini) secondo il quale " il personale è politico".

La banda Bellini di Marco Philopat è edito in Italia da Einaudi.



(1)La somiglianza è però da ricercare nello sguardo in bilico tra ingenuità e irriverenza: mancano del tutto, ne La banda bellini, gli infiniti turbamenti giovanili del protagonista salingheriano....
(2) Sarà forse la “ribelle” soppressione di tutte le virgole a dare questo senso di inarrestabilità, di inesorabilità e dinamismo incontrollato).

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Tuesday, March 31, 2009

L- Giuseppe Genna: Catrame



Milano, anni ’90. La questura è sotto pressione: il brigatista nero Cerfoglio è riuscito ad evadere dal “sicurissimo” carcere di Opera (per di più in un modo assurdo, compiendo parte del tragitto allo scoperto e saltando un muro sotto gli occhi delle guardie), l’opposizione ha colto la palla al balzo, il questore Santovito hai i giorni contati, e la sua estromissione rischia di ripercuotersi sul ministero della giustizia. Gli agenti dei servizi segreti hanno invaso gli uffici di via Fatebenefratelli, e gli uomini della polizia non hanno sufficiente libertà di movimento per portare avanti le indagini. E, come se non bastasse, Santovito ha affidato all’ispettore Guido Lopez, uno dei suoi uomini migliori, le indagini sul banale suicidio di un ex militante di sinistra, Massimo Pessina, apparentemente un pedofilo, toltosi la vita all’interno di una misera casa popolare di Calvairate. Ma perché impegnare Lopez in indagini su un caso così banale? È un ordine dei servizi, o Santovito spera di individuare una pista per risolvere il "problema Cerfoglio"? Ma è poi possibile che l’evasione di un brigatista nero e il suicidio di un pedofilo siano collegati?

Opera di fiction che trae le sue basi dalla oscura situazione politica dell’Italia appena uscita dagli anni ’80 (ma ancora vittima dei ’70), Catrame ha per modello teorico i romanzi dell’Ellroy “politico” (due su tutti: American Tabloid(1) e Sei pezzi da mille) ma se ne allontana nelle scelte stilistiche: mentre le pagine dell’autore di L.A. Confidential sono segnate da un quasi-beat che ha il suo fondamento nei romanzi di Hubert Selby Jr., l’opera di Genna è costruita su una lingua apprezzabilmente “ristretta”, ma rifinita e strutturata.
In Catrame, al di là dell’indubbio valore estetico e dell’innegabile potenziale d’intrattenimento della trama poliziesca dagli snodi "classici", si fa strada quello svelamento delle dinamiche sommerse(2) che per decenni hanno turbato la storia d’Italia, che si è in seguito affermato come aspetto centrale nella definizione della nuova letteratura nazionale. Se è fittizio l’intreccio, non lo è la lettura dei rapporti politici che lo regge e lo rende possibile: il romanzo svolge allora anche un ruolo pedagogico, in quanto si fa promotore di una visione del mondo che, imponendo di ricercare le trame oscure del potere dietro ai “semplici” fatti storici, segue il lettore fuori dall’universo diegetico e dentro al “mondo reale”.

Il romanzo Catrame di Giuseppe Genna è edito da Mondadori.



(1) Sull’argomento "Crime Fiction e svelamento" con particolare riferimento a James Ellroy, si veda l’articolo Crime: un bilancio, apparso su Il Manifesto, il 17.2.2009. (Ora ripubblicato su Carmillaonline e leggibile qui).
(2)Pensiamo, in particolare, agli invisibili sincretismi tra potere politico, servizi segreti e finanza.

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