Sebastian Fitzek: Schegge
(2)Cfr. ivi, p.352 .
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Inizio anni ’80. James Axton è un americano ex-scrittore freelance trasferitosi ad Atene ed impiegato come analista di rischio per conto di una compagnia assicurativa.Scritto nel 1982 al termine di un lungo viaggio compiuto in medio oriente ed India e durante una permanenza in Grecia durata più di tre anni, I nomi svolge, entro la forma del giallo (anche se, poggiando sui reiterati incontri del protagonista con i fedeli del culto che sembrano preludere ad un confronto violento e generano tensione nel lettore, qualcuno ha giustamente parlato di thriller)(2) e, in misura minore, del racconto di spionaggio, una riflessione sul linguaggio complessa e frammentaria, che costringe il lettore ad un duro (e spesso anche poco gratificante) esercizio ermeneutico.
Meravigliosa la scelta degli ambienti, perfetti, con la loro esemplare solitudine, come cornici per la vicenda umana di Axton, ben più riuscita e chiara dell’intreccio giallo, o della (spesso) ostica riflessione e sperimentazione(3) linguistica.
Il romanzo I nomi di Don DeLillo è edito in Italia da Einaudi.
(1) L’attività di James, svolta con l’ausilio di una serie di corrispondenti locali per conto di una compagnia d’assicurazioni americana, consiste nella raccolta e nell’organizzazione di dati inerenti alla stabilità dei paesi mediorientali.
(2) La trama “gialla” del romanzo è un semplice pretesto e non regge al vaglio degli appassionati di enigmistica. Si sconsiglia la lettura dell’opera a chiunque stia cercando il classico romanzetto giallo da leggere sotto l’ombrellone.
(3) Nella ultima sezione, intitolata La prateria, sembra di trovarsi di fronte ad una serie interminabile di refusi desiderosi d’attenzione, ma ecco che, spiegato l’inghippo, si scopre una curiosa (si, questa volta il meccanismo è gratificante) rivelazione sul passato di uno dei personaggi principali dell’opera.
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