Wednesday, June 09, 2010

Francisco Pérez Gandul: Cella 211


Spagna, oggi.
Il ventisettenne Juan Oliver soffre di violenti attacchi d'ansia - abbastanza violenti da lasciarlo, talvolta, privo di sensi: per questo, per evitare imbarazzanti reazioni emotive, si presenta con un giorno d'anticipo al carcere di massima sicurezza di Siviglia 2, dove dovrebbe prendere servizio come guardia. Ma lo stratagemma non funziona: accompagnato all'interno del carcere da due colleghi, Oliver viene colto da uno svenimento.
Decisi a non trasportarlo finché privo di sensi, i suoi accompagnatori lo stendono sul letto della cella 211, momentaneamente vuota.
È proprio allora che Malamadre, il detenuto più temuto dell'intero carcere, dà inizio ad una violenta rivolta.
Abbandonato dai colleghi, Juan Oliver non ha scelta: deve mescolarsi ai rivoltosi, o morire...

Opera prima del giornalista spagnolo Francisco Pérez Gandul, il romanzo “Cella 211”, uscito in Spagna nel 2004, è stato proposto ai lettori italiani quest'anno, parallelamente all'arrivo nelle sale dell'omonimo film di Daniel Monzón (uscito lo scorso 16 aprile).
Se la trasposizione cinematografica -pluripremiata sul piano internazionale- è costruita in maniera piuttosto stanca e tradizionale(1), lineare e a tratti poco ritmata, nella sua forma originale di romanzo, “Cella 211” può contare su una scelta narrativa decisamente inusuale: l'insieme dei fatti è ricostruito attraverso un'alternanza di punti di vista (la genettiana "focalizzazione interna multipla"(2)) che, dilatando indefinitamente i tempi del racconto, finisce per imporre ritmi di lettura forsennati.
Si aggiunga a questo che le voci narranti -tutte caratterizzate da elementi e registri personali, dalla violenta e insultante brachilogia di Malamadre, al formale (ma dolente) “rapporto” di Armando, passando per il divagare pacato e familiare di Oliver- sono (ri)costruite con grande realismo; che l'intreccio solido, credibile (a dispetto della trovata iniziale, a dir poco “fantasiosa”), e sostenuto da un'inattesa ferocia politica(3), recede, in ultimo, sullo sfondo, lasciando spazio a una serie di temi e considerazioni profondamente morali -dalla facile simmetria tra carcerati e carcerieri, al ruolo del caso nella vita individuale, dalla “pervasività” del male alla violenza “giusta”, dagli orrori della repressione al desiderio di vendetta-, e si avrà una visione d'insieme di “Cella 211”: uno degli esordi "dell'anno", forse destinato ad agitare -almeno per un po'- con la sua scelta narrativa originale, difficile, perfetta, le acque -sempre troppo chete, e segnate da un discreto conformismo- del panorama poliziesco internazionale.
Semplicemente imperdibile.

Il romanzo “Cella 211”, di Francisco Pérez Gandul, è edito in Italia da Marsilio.



(1)Mi limito a segnalare la perdita di originalità, per tacere delle piccole incongruenze generate, (talvolta inutilmente, in maniera del tutto gratuita), nel passaggio da un media all'altro, probabilmente nel tentativo di facilitare la fruizione ad un pubblico cinematografico ritenuto "meno preparato".
(2)Il passaggio da un punto di vista all'altro è deliberatamente utilizzato in funzione “parallittica”, per creare improvvisi restringimenti, o piuttosto spostamenti della prospettiva, che si rivelano, curiosamente, più utili alla costruzione della suspence che a quella dei prevedibili "effetti sorpresa": il lettore, che ha intravisto “il pericolo”, si ritrova improvvisamente catapultato “all'interno” di un personaggio ancora all'oscuro di tutto, ed è così costretto a rincorrere il successivo spostamento...
A mantenere viva l'attenzione contribuiscono, poi, le anacronie create dall'asimmetrico posizionamento dei narratori (due dei personaggi raccontano al passato, mente il terzo, si esprime al presente) elemento “dissonante” le cui motivazioni si fanno sempre più chiare man mano che il romanzo procede.
(3)Se Carlo Oliva nella sua essenziale “Storia sociale del giallo” indicava nella riflessione politica uno dei caratteri peculiari del poliziesco iberico, qui l'accento è tutto sulla dimensione morale; il motivo politico figura piuttosto in chiave negativa -come disimpegno sociale rispetto alle condizioni dei carcerati e dei loro parenti- o, incarnato nei tre malcapitati detenuti dell'ETA, come elemento sul quare far presa per vedere esaudite le proprie richieste...

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Sunday, August 17, 2008

L- Juan Bas: Scorpioni in Guazzetto

Lo sfaccendato Pacho Murga, bilbaino di buona famiglia, nonostante i quarant’anni compiuti non ha nessuna intenzione di trovarsi un lavoro, e vive sulle spalle del padre, facoltoso uomo d’affari.
In combutta con un bel giro di scansafatiche, Murga passa la vita tra puntate forti al tavolo della roulette (ovviamente a spese del genitore) e scorribande eno-gastronomiche lungo le vie di Bilbao. La sua vita cambia però quando il padre decide di tagliargli i fondi per costringerlo a darsi da fare: Pacho entra allora in affari con Anton Astigarraga, lunatico alcolista, ma anche esperto chef e geniale ideatore di pinchos(1) sorprendenti (un esempio? “Torrone di foie gras con pinoli, gelatina di bergamotto e granita al caffè di mais”, per pescare a caso tra le centinaia di curiose preparazioni elencate nel corso del romanzo). Insieme Pacho e Anton aprono “Il planisfero di Bilbao”, “il miglior bar di pinchos creativi del pianeta”(2). L’iniziativa sembra destinata ad un grande successo, ma il giorno dell’inaugurazione del locale una minaccia legata al misterioso passato del vecchio chef torna in superficie, e l’ignaro Pacho rischia di rimanere coinvolto…

Uscito nel 2003 e premiato da un grande successo di pubblico in Germania, Francia e naturalmente Spagna, il romanzo Scorpioni in guazzetto del quarantanovenne Juan Bas (i lettori italiani hanno forse avuto modo di conoscerlo attraverso il suo ironico Trattato su postumi della sbornia edito da Castelvecchi nel 2004) viene proposto per la prima volta in Italia dalla casa editrice Alacràn (che si sta lentamente, ma inesorabilmente, affermando come istituzione nel campo del noir in lingua spagnola).
Originario della basca Bilbao, Bas riesce nel difficile intento di criticare, attraverso un romanzo assolutamente comico, gli intollerabili eccessi dei fanatici dell’ETA(3), senza per questo rinnegare la sua patria culturale.
L’indubbia comicità del romanzo, popolato di personaggi esagerati e caricaturali, è purtroppo controbilanciata da uno stile non sempre piacevole, a volte comodamente sboccato, postmoderno in maniera compiaciuta, traboccante di rimandi (a tratti sembrano assolutamente fuori luogo) alla cultura popolare (nei riferimenti cinematografici e musicali ci eravamo imbattuti spesso, quelli fumettistici sono invece pressoché inediti…).
L’intreccio, che si vorrebbe assolutamente sorprendente, ma che in realtà finisce per essere piuttosto prevedibile, soffre un po’ della tecnica narrativa molto convenzionale(4), è assolutamente svalutato dal finale “soprannaturale” ed è troppo appesantito dalle parentesi culinarie… (senza le quali la vicenda non avrebbe occupato più di un centinaio di pagine).
Bello il personaggio di Astigarraga, vero e proprio Edmond Dantès in tenuta da chef.
Originale l’idea, non sempre all’altezza la realizzazione.

Il romanzo Scorpioni in guazzetto di Juan Bas è edito in Italia da Alacràn.


(1)Secondo la definizione dell’autore “I pinchos sono dei piattini di cibo (formaggio, prosciutto, sardine, salame, frutti di mare…) abbinati solitamente a vino o birra e presentati sui banconi o preparati lì per lì e serviti ai consumatori. Sono il corrispondente basco delle tapas con la differenza che nei Paesi Baschi nascono come una sorta di piccoli spiedini e possono presentarsi sotto forma di mini panini o tartine”(Juan Bas, Scorpioni in guazzetto, Alacràn, Milano 2008, p. 276).
(2)Ivi, p. 77.
(3)Ma il discorso, va da se, vale per qualunque lotta, e dietro il romanzo di Bas si intravede un’alternativa democratica e pacifica (che, finché non ci si ferma a pensare, infastidisce un po’, perchè sembra al limite dell'immobilismo reazionario) alle rivendicazioni violente di qualunque gruppo terroristico.
(4)All’azione (quasi nulla) narrata al presente ed in prima persona da Pacho, viene intercalata la lunga rievocazione delle memorie di Anton Astigarraga, con formula cinematografica che sembra non funzionare per il romanzo in questione e finisce per irritare il lettore.

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Tuesday, May 20, 2008

L- Juan Madrid: Un bacio da amico

Madrid, fine anni ’70. Antonio “Toni Romano” Carpintero è stato un buon peso Welter, ma non abbastanza perseverante o fortunato da potersi permettere di vivere di pugilato; entrato nella polizia all’epoca di Franco, ed uscitone ancor prima della morte del dittatore, attraversa il buio periodo della transizione lavorando per la società di recupero crediti “Ejecutivas Draper”. Contattato dalla presunta “signora Schultz” per ritrovare il marito scomparso, Toni si mette sulle tracce di Otto “il tedesco”, e, quando scopre che l’uomo è in fuga con un dossier di documenti riguardanti le sporche speculazioni immobiliari di un pezzo grosso locale ed i suoi rapporti con i circoli di picchiatori fascisti, è ormai troppo tardi per sottrarsi alla rischiosa indagine…

Il romanzo si muove rapido e tagliente attraverso le vie notturne della Madrid (libera ma non troppo) della transizione; lo stile raffinato (o meglio alleggerito, ridotto?) nel corso delle precedenti esperienze giornalistiche(1) permette all’autore di definire personaggi ed ambienti in maniera precisa con pochi, magistrali, tocchi. L’intreccio credibile(2) e ben congegnato, i personaggi interessanti e i dialoghi meravigliosi fanno di Un bacio da amico uno dei capolavori assoluti del noir spagnolo.

Juan Madrid, classe 1947, giornalista, scrittore, sceneggiatore, regista, salutato dall’amico Manuel Vázquez Montalbán come uno dei due “autentici romanzieri del noir spagnolo”, è autore di una quarantina di volumi tra romanzi e racconti(3), quasi tutti inediti in Italia.

Il romanzo Un bacio da amico di Juan Madrid è proposto in Italia dalla casa editrice Alacran, che ha già annunciato l’imminente uscita di L’apparenza non inganna, sempre della serie di Toni Romano.
Nel catalogo di Frassinelli sono invece usciti Conti in sospeso e Caduta libera.


(1) “[il giornalismo] mi fornì gli strumenti necessari per diventare uno scrittore: mi insegnò ad essere conciso, a scrivere puntando al sodo” dichiara Juan Madrid nell’intervista di Andrea Carlo Cappi pubblicata in appendice al volume Un bacio da amico.
(2)Il personaggio di Toni Romano, come dichiara l’autore nell’intervista pubblicata in appendice al romanzo, non è che un pretesto per stendere una cronaca della transizione. L’invenzione romanzesca ed i personaggi che popolano Un bacio da amico permettono all’autore di consegnare al pubblico il resoconto “quasi vero” di una reale speculazione immobiliare scoperta nel corso di un’inchiesta giornalistica, mai pubblicata per insufficienza di prove.
(3) In Italia la “giovane” casa editrice milanese Alacran, da poco sul mercato, ma già dotata di un catalogo invidiabile (gli increduli controllino puri su http://www.alacranedizioni.it) e responsabile dell’affascinante trimestrale “M, rivista del mistero”, ha pubblicato, oltre al romanzo Un bacio da amico, l’antologia di racconti Cronache di Madrid in nero (già adattati per il cinema e portati sugli schermi in Ciudades oscuras dal messicano Fernando Sariñana).


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