Wednesday, May 06, 2009

L- Justo Vasco: Guardo e aspetto


El “Zapatero”, reduce della rivoluzione ridotto su una sedia a rotelle, viene trovato morto al centro dell’Avana, ucciso con un singolo colpo di fucile. Dopo aver attraversato il torace della vittima, il proiettile ha trapassato lo schienale della sedia a rotelle rivelando un doppiofondo pieno di marijuana.
A pochi isolati di distanza, il tecnico cinematografico “Camaralenta” perde la vita sul set, ucciso con un colpo d’arma da fuoco, e nelle sue tasche la polizia trova foto molto compromettenti per un importante funzionario.
Dal lato opposto della strada una donna tranquilla e in ottimi rapporti con tutto il vicinato, la bella “tedesca”, che in vita ha catturato gli sguardi di molti uomini, viene trovata morta dietro una finestra del suo appartamento, e rivela, senza bisogno di un’autopsia, la sua natura di transessuale.
Per il tenente Cartaya, responsabile delle indagini, non ci sono dubbi: 3 omicidi in un solo quartiere, tutti commessi con lo stesso, misterioso, fucile calibro .303, non possono che essere collegati. Ma mentre la polizia vaga alla ricerca dell’invisibile nesso tra le vittime, una serie di “verità scomode” vengono minacciosamente a galla, e un misterioso assassino nascosto nell’ombra “guarda e aspetta”…

C’è una certa scioltezza sboccata nel miglior noir iberico, che si ritrova senza difficoltà in Guardo e aspetto (che si tratti di una qualche struttura espressiva, un registro particolare dello spagnolo colloquiale mantenuto nella perfetta traduzione di Sandro Ossola?), e che, accoppiata a una sensualità esuberante, spesso autoironica, onnipervasiva, sopra le righe, ma sempre naturale(1), non tarda a conquistare il lettore, forse poco convinto dall’avvio volutamente confuso. La vicenda procede in maniera curiosa e raffinatamente disordinata in un montaggio incrociato di brani narrati in terza persona secondo il punto di vista del poliziotto (o di alcuni personaggi secondari), e capitoli che assumono, in prima persona(2), la prospettiva dell’assassino.
Né strettamente picaresco, né precisamente noir(3), Guardo e aspetto è la riuscitissima metafora politica (abilmente celata dietro l’intrigante veste poliziesca), di una rivoluzione fallita in primo luogo per via della massificazione, della scarsa (se non nulla) attenzione accordata alle esigenze del singolo.

Il romanzo Guardo e aspetto di Justo Vasco è edito in Italia da Alacràn.


(1) Tipica della letteratura cubana? Per quanto ci sia permesso conoscerla dalle opere tradotte in italiano, parrebbe proprio di si; a leggere alcune pagine di Vasco, vengono in mente Pedro Juan Gutierrez e la sua indimenticabile Trilogia sporca dell’Avana…
(2) La tensione tra focalizzazione esterna e focalizzazione interna multipla permette all’autore di costruire meravigliosi effetti sorpresa che funzionano in maniera perfetta e convinceranno - ne siamo certi - anche i lettori più esigenti e smaliziati.
(3) Nonostante Paco Ignacio Taibo II definisca Guardo e aspetto un “grande romanzo picaresco all’Avana” (Paco Ignacio Taibo II, Vero, Justo Vasco?, in Justo Vasco, Guardo e aspetto, Alacràn, Milano 2006, p. 241), l’opera, che pure risponde ai canoni stilistici (toni farseschi, eroicomici ecc.) del genere, se ne distacca per l'assenza della dimensione autobiografica e formativa (se si eccettua l'ultimo, brevissimo capitolo, Guardo e aspetto non ha nulla del bildungsroman; manca poi del tutto il topos, tipicamente picaresco, del viaggio come mezzo d'iniziazione del protagonista...), per l'abbandono, pur momentaneo, della “soggettiva” in favore della narrazione in terza persona; d’altra parte, considerato che in questo caso “il crimine paga”, non è neppure lecito parlare di noir (almeno non in senso stretto).

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Thursday, October 23, 2008

L- Paco Ignacio Taibo II: Stessa città stessa pioggia

(Particolare da Diego Rivera, Sogno di una notte domenicale nell'Alameda, 1947).


Hector Belascoarán Shayne è tornato in vita(1). Segnato sul dorso da una ragnatela di fori di proiettile e spaventato al punto da risvegliarsi all’interno di un armadio a muro (e con le mani tremanti e sudaticce che corrono in maniera automatica alla fondina ascellare) dopo essersi addormentato su un letto, il detective messicano, vivo abbastanza per riprendere il suo lavoro, viene ingaggiato, con il pretesto di vendicare una giovane moglie vittima di violenza domestica, dalla misteriosa e avvenente Alicia. Dopo un breve pedinamento Belascoarán si rende conto che Luke Medina, cubano espatriato a Miami appena giunto a Città del Messico, è in realtà un agente CIA impegnato nella organizzazione di un losco traffico d’armi e di stupefacenti (reso possibile dall’appoggio di alcuni alti papaveri della polizia messicana).

Deciso a chiarire la situazione, e far luce sui suoi datori di lavoro, oltre che su Medina(2), Belascoarán è pronto a rischiare nuovamente la vita. Alla fine, per cavarsi d’impaccio, avrà bisogno dell’aiuto di una banda di improbabili mariachis(3)...

 

Paco Ignacio Taibo II non si limita a parodiare, a sovvertire i clichés del romanzo Hard Boiled(4):  la sua prosa ironica e scorrevole, politicizzata ma fortunatamente priva di demagogia, attraversata da una forte vena populista  costringe il lettore a riflettere. Lo stile è fresco, divertente. I personaggi, piacevolmente farseschi (ma poi anche incredibilmente umani), si muovono e parlano come folli, dal surreale incipit al chiassoso finale dell'opera. L’intreccio, complesso e strutturato come si conviene ad un giallo, è risolto in una interminabile sequenza di incidenti ed errori che diverte e avvince il lettore.

 

Il romanzo Stessa città stessa pioggia di Paco Ignacio Taibo II è edito in Italia da Marco Tropea.

 

 

 

(1)La resurrezione di Belascoarán non è certo un fatto unico nella storia del giallo: persino Sherlock Holmes, morto nel 1893 al termine del romanzo The final problem fu in seguito resuscitato da Sir Arthur Conan Doyle anche per accontentare le insistenti richieste dei lettori. Se però la resurrezione di un eroe razionalista come Holmes richiedeva una spiegazione plausibile, nel caso dello strampalato e pragmatico Belascoarán, una ironica Nota dell’autore (Paco Ignacio Taibo II, Stessa città stessa pioggia, Marco Tropea Editore, Milano 2003, pp. 7-8), dal gusto squisitamente postmoderno, è più che sufficiente per i lettori, tanto più che, come spiega l’autore (Ivi, p. 7), i responsabili della resurrezione sono proprio loro.

(2)Il naturale odio provato dal detective nei confronti di Medina è rafforzato dalle informazioni avute da alcuni anonimi “amici” (servizi segreti messicani? Gruppi rivoluzionari? Cardenisti? Bande di contras avverse a quelle in affari con il cubano?) che lo vorrebbero direttamente coinvolto nell’omicidio di Che Guevara.

(3) Nel meraviglioso finale, come in un improbabile incrocio tra L’opera da tre soldi di Brecht e Weill e Desperado di Robert Rodriguez, alcuni squattrinati e strampalati mariachis assaltano, revolver in pugno, una banda di contrabbandieri nicaraguesi ed una di poliziotti messicani corrotti.

(4) Paco Ignacio Taibo II viola tutte le regole: il suo protagonista è assolutamente pavido (l'amplificazione delle paure del detective, erede diretto di una serie di investigatori duri e imperturbabili è esagerata, utilizzata in chiave anti-realistica fino a raggiungere effetti grotteschi), è tutt'altro che infallibile, non prova un amore particolare per la detection, ecc.

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