Wednesday, October 08, 2008

L- Eric Ambler: Motivo d’allarme

(Immagine: Mario Sironi, Paesaggio urbano, 1922).


Milano, fine anni ’30: un uomo cammina cauto nella notte nebbiosa. Ogni tanto si volta per accertarsi di non essere seguito. Alza il bavero del cappotto, gira un angolo e viene travolto da una lunga automobile scura. Il passeggero smonta, controlla le condizioni della vittima, costringe l’autista a ripassare sul corpo in retromarcia, osserva soddisfatto il cadavere, risale, e la macchina si allontana. 

 Nick Marlow, giovane ingegnere inglese rimasto senza impiego in un momento di crisi economica, accetta un lavoro come rappresentante per l’Italia della macchina “Spartacus s2”, destinata alla produzione di munizioni. Separatosi di malavoglia dalla promessa sposa Claire, Marlow parte per Milano ripromettendosi di tornare a casa il prima possibile. La scoperta del coinvolgimento del suo predecessore (deceduto in seguito ad un “malaugurato incidente”) in un traffico di informazioni sulle forniture belliche, e il tentativo, da parte di un misterioso e sinistro militare jugoslavo, di reclutarlo per lo stesso pericoloso gioco, non possono che rafforzare il suo proposito, ma, prima di rendersene conto, il giovane si ritrova ricercato dalla polizia e dall’OVRA.

 

Scritto nel 1938 da Eric Ambler, vero e proprio pioniere del genere spionistico, considerato da Graham Greene “il più grande autore di thriller inglese”, Motivo d’allarme (1), che mette in scena  la forzata introduzione di un onesto e ingenuo borghese nei meccanismi criptici e perversi dello spionaggio (modulo poi divenuto classico nel genere spy-story), è tutt’ora godibile in virtù di uno stile piacevolmente stringato, ristretto (la cui efficacia è sopravvissuta indenne al passare del tempo), di una suspence e di effetti drammatici minuziosamente costruiti. Meravigliosa (e molto realistica) la ricostruzione del clima politico della Milano degli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale, e credibilissimo l’intreccio(2).

Fin dalle prime pagine ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un classico (3), eppure, per quanto i modelli sui quali l’intreccio è costruito possano risultare convenzionali, usati o abusati (l’agente russo che si finge alfiere della democrazia occidentale, la fuga in treno, i travestimenti ecc.), il romanzo di Ambler mantiene il lettore con il fiato sospeso fino all’epilogo, e procura un piacere che eccede il semplice gusto filologico di aver trovato il primo esemplare, l’elemento inaugurale di un filone sfruttato, in seguito, fino allo sfinimento.

 

Il romanzo Motivo d’allarme di Eric Ambler è edito in Italia da Adelphi.

 

 

(1)Scritto e ambientato negli anni compresi tra la formazione dell’asse Roma-Berlino (1936) e l’inizio della seconda guerra mondiale (1939), il romanzo ha fortunatamente perso tutta la sua attualità politica.

(2) D’altra parte molti critici e biografi danno per scontata la collaborazione di Ambler con i servizi segreti inglesi.

(3) Frasi come “Jerking round quickly, he saw it swing over towards him. The headlights grew suddenly larger, blinding him. He shouted and tried to jump clear. The next moment the car hit him.” [Voltandosi di scatto, la vide svoltare verso di lui. I fari si fecero improvvisamente più larghi, accecandolo. Gridò e cercò di saltare fuori traiettoria. Un attimo dopo la macchina lo colpì].  (Eric Ambler, Cause for alarm, Vintage Crime/Black Lizard, Random House, New York 2001, p. 6, traduzione nostra), non possono che richiamare alla mente un affollamento di linee di romanzo e sequenze cinematografiche, tutte rigorosamente successive, e direttamente o indirettamente debitrici del romanzo di Ambler.

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Thursday, October 02, 2008

C- Joel e Ethan Coen: Burn After Reading. A prova di spia

Incapace di accettare la proposta dei superiori (che intendono declassarlo, in quanto alcolizzato, da analista impegnato nell’osservazione dell’area dei Balcani a semplice agente del dipartimento di stato) l’agente CIA Osbourne Cox (John Malkovich) si dimette dal suo incarico, e inizia a scrivere una serie di memorie che ritiene “esplosive”.

Involontariamente masterizzato, in mezzo a un mucchio di documenti relativi a movimenti bancari, da una moglie infedele (la sgradevole Tilda Swinton) che ha segretamente iniziato le pratiche di divorzio(1), il file contenente le memorie di Cox viene smarrito da una segretaria distratta, e ritrovato da Linda Litzke (Frances McDormand)  e Chad Feldhemier (Brad Pitt), ingenui dipendenti della palestra “Hardbodies”.

Decisi a non voltare le spalle alla buona sorte, i due tentano di ricattare il pericoloso Cox, poi, incapaci di ottenere da questo la somma richiesta, vendono le informazioni ai russi. La  CIA è in agguato, ma, grazie a una serie di sfortunati eventi, l’“intrigo internazionale” si risolve senza l’intervento dell’agenzia.

 

Il genere comico-spionistico non è certo nuovo: in ambito letterario lo ha lanciato forse Graham Greene nel 1958, con il romanzo “Il nostro agente all’Avana”, e in ambito cinematografico, gli esempi (che vanno dallo stesso “Our man in Havana”, portato sugli schermi da Carol Reed ed interpretato da Alec Guinness nel 1959, a “True Lies” di James Cameron) sono tanti, e tanto noti, che forse non vale neppure la pena di citarli. Con Burn after reading i Coen costruiscono, riutilizzando il tema dell’“ingenuo borghese” catapultato nel mondo chiuso e “misterioso” dello spionaggio, un intreccio confuso, attuale(2), complesso, divertente, ridicolo, ma tutto sommato già visto.

Girato e montato in maniera piatta e senza particolari virtuosismi (ricorda anzi, in alcuni tratti come le brevi carrellate aere ecc., i prodotti televisivi d’alto livello tanto in voga negli ultimi anni…), affetto, per tutto il primo tempo, da una pesante mancanza di ritmo,  Burn after reading, che segna, dopo il serioso Non è un paese per vecchi, il ritorno dei Coen alla commedia, funziona soprattutto in virtù di dialoghi brillanti e di personaggi simpatici, strampalati, umani, ben interpretati da un cast di grandi professionisti.

 Un film piacevole e poco impegnativo, che non annoia, ma neppure illumina.

 

 

(1) La Swinton è pronta a lasciare il noioso (ma affidabile) Malkovich, per l’affascinante donnaiolo George Clooney, il cui personaggio è forse uno dei più riusciti del film.

(2) Il soggetto dei Coen si nutre di stereotipi assolutamente aggiornati (il trainer Chad Feldhemier, incapace di staccarsi dal suo I-pod, l’attempata Linda Litzke iscritta ad un servizio di dating sul Web, l'anziano responsabile della palestra sospettoso nei confronti della tecnologia...), e punta chiaramente il dito su alcuni discutibili aspetti della realtà contemporanea: si osservi, per esempio, che l’intera vicenda, destinata a sciogliersi da sé in seguito al rifiuto di Cox di pagare per riavere le sue memorie, si complica grazie alla determinazione di Litzke/McDormand, decisa a “re-inventare il proprio look” e dunque bisognosa di denaro.

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