Tuesday, August 07, 2007

L- Gian Carlo Fusco: Duri a Marsiglia

1932: giovane anarchico (ma di “buona famiglia ligure”) fugge dall’Italia fascista più per insofferenza verso il regime che per problemi politici; giunto clandestinamente a Marsiglia, il giovane si ribattezza “Charles Fiorì” (in onore del Baudelaire dei fiori del male) e trova impiego presso il “compagno” Ramussi, che gli offre dei piccoli lavori di traduzione.Stufo di lavorare per il linotipista, che con il pretesto di inviare in Italia volantini e programmi politici, esporta letteratura erotica e “libri pornografici” (all’epoca vietati…), Fiorì lascia impiego e alloggio, trasferendosi alla “Residencia Miramar”.Passato “dall’altra parte del Vieux Port” (e cioè nel quartiere catalano) il giovane precipita nel “giro rischioso, sozzo [...] ma pur sempre affascinante del milieu”(1).Entrato a far parte del clan dei calabresi, Fiorì guadagna rapidamente un posto di tutto rispetto, diventando uno degli uomini di fiducia del boss, ma la riapertura delle ostilità tra bande, ed un inasprimento dei controlli ai danni degli italiani espatriati per motivi politici (tutti passati oltralpe in qualità di “abusifs”) lo costringono a lasciare la città…

La lingua è un glorioso pastiche di i italiano, calabrese, francese, castigliano, vividamente colloquiale (e dunque anche versatile), aperta e resistente al guignolesco, al macabro, al grottesco; l’intreccio (minimo rispetto alla costruzione e forse ri-costruzione(2) dell’atmosfera di una Marsiglia ormai perduta, popolata da piccoli truffatori,Bambù, Macrò, prostitute, capi mafiosi in abiti stravaganti (e relative pupe), sgherri coraggiosi, fedeli, insubordinati, poliziotti duri, citroen nere, pernod e pistole...), pur popolato dai soliti chlichés (ma comunque rimescolati: si confondono infatti nell'opera i toni picareschi e quelli decadenti, un certo fare da intellettuale e anzi da aspirante scrittore incompreso alternato a pose da gangster e aspirante pugile...), permeato da quel romanticismo tipico del nero francese, è scorrevole, credibile, ironico, piacevole.

Scritto nel 1974, “Duri a Marsiglia” si confronta con grande intelligenza e maturità con i classici del genere noir del versante francese (come non pensare alle opere di Simonin e Le Breton, ai film di Melville e Verneuil…), rivisti e corretti alla luce di uno stile veramente fortunato.
Indimenticabili i dialoghi e meraviglioso il personaggio del protagonista, ragazzo in bilico tra "I fiori del male" e "Piccolo Cesare".

“Duri a Marsiglia” di Gian Carlo Fusco è edito da Einaudi.

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Friday, March 10, 2006

L- Albert Simonin: Grisbi


Max il bugiardo è un vecchio gangster ormai deciso a cambiare vita; lui ed il suo complice Riton hanno messo a segno un colpo da cinquanta milioni di franchi, ma qualcuno deve aver parlato, e una banda rivale è decisa a farsi rivelare il nascondiglio del Grisbi.
Chi può aver parlato? E’ ancora possibile uscirne puliti e salvare il malloppo?
Dalla penna di Albert Simonin, una delle figure più importanti della letteratura noir francese del secondo dopoguerra (e, come Le Bréton, grande innovatore del linguaggio poliziesco), una storia torbida e senza riscatto, trasportata da dialoghi brillanti e sboccati, crudi e poetici.
I personaggi di Simonin si muovono sicuri in una Parigi notturna fatta di cafés, di cabarets, di bordelli, una città sporca e bagnata, popolata di piccoli gangster, di donne infedeli, di poliziotti impotenti, di piccola malavita.
E’ il Grisbi, il denaro dei “dritti” (per il protagonista e per quelli come lui le persone comuni, gli onesti lavoratori, sono fessi, o gonzi ), che fa muovere tutti i personaggi, è il grisbi che mette in moto la vicenda, ed è ancora il grisbi che la chiude, e mentre Max il bugiardo lotta per potersi permettere una vita migliore, qualcuno si innamora, qualcuno muore, qualcuno si fa sfregiare, stuprare, o semplicemente torna a confondersi con gli avventori di un bar malfamato, pieno di vino e di fumo.
Lo stile eccellente, l’uso dell’argot (mantenuto come possibile e il più possibile nell’ ottima traduzione italiana di Franco Salerno), i personaggi ben definiti (forse un po’ prevedibile il comportamento delle donne, tutte assolutamente infedeli e sempre alla ricerca del grisbi) sullo sfondo di una meravigliosa Parigi in bianco e nero, fanno di questo grande classico della letteratura noir un romanzo in cui gettarsi senza esitazioni.

Da questo romanzo di Simonin Jacques Becker ha tratto il suo “Touchez pas au Grisbi” (1954) interpretato da Jean Gabin e Jeanne Moreau.

Grisbi è edito da Sonzogno.

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