Saturday, April 17, 2010

Paula Vene Smith: Il silenzio della Musa




Una mia recensione del romanzo "Il silenzio della Musa", di Paula Vene Smith, è stata pubblicata sul numero di Aprile di Milano Nera Mag - cartaceo collegato al Web Press Milano Nera.
( http://www.milanonera.com/?p=5812, p. 9).

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Monday, November 30, 2009

Premio Scerbanenco, chiuse le semifinali


Sono stati resi noti, oggi, i risultati della fase semifinale del premio Scerbanenco. I cinque romanzi selezionati sono, nell’ordine: Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli, Morte a Firenze di Marco Vichi, Il suggeritore di Donato Carrisi, In terra consacrata di Ugo Barbàra e Il posto di Ognuno di Maurizio De Giovanni (1).
Comincia ora la fase conclusiva del premio. Intanto, sul sito ufficiale del festival di Courmayeur, al quale il premio è associato, le polemiche infuriano e, se i toni sono relativamente moderati rispetto all'anno scorso, quando alcuni dei partecipanti avevano gridato al broglio, sui forum(http://www.noirfest.com/forum.asp) non mancano i lettori pronti a disquisire, con italica (ma forse non incomprensibile) sfiducia, sulla chiusura anticipata delle votazioni; altri polemizzano sullo scarso valore accordato alle preferenze del pubblico votante.
Insomma, fase uno superata, non senza le consuete polemiche; attendiamo ora l'esito della seconda votazione augurandoci, come al solito, che vinca il migliore, senza calcoli nè considerazione per gli editori, senza disguidi e scelte di comodo...

(1) I dettagli sulle votazioni, e la classifica completa sono reperibili qui.

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Friday, July 17, 2009

Stanley Ellin: Specchio delle mie brame

“Riconosco la pistola. La donna non so chi sia. Cionondimeno, la pur schifosa logica, tremolante e sudaticcia, mi suggerisce che se la donna giace sul pavimento del bagno del mio appartamento di Sheridan Square nel Greenwich Village, sbarrato e protetto da telecamere a circuito chiuso e si trova seminuda così da far pensare che non sia lì per caso, tra di noi si sarebbe potuto fare qualche collegamento. Essenzialmente di tipo fisico.”(1)

Peter Hibben, pezzo grosso della McManus e Naish, grande casa editrice americana con sedi in tutto il mondo e un catalogo di grande prestigio, è poco più di un uomo qualunque. Un qualunque tizio maturo con un matrimonio fallito alle spalle e un figlio adolescente a carico. Un tipo un po’ cinico, abituato a vivere al di sopra delle sue possibilità, decisamente stressato, vagamente irresponsabile, ma niente di più.
Come spiegare, allora, il cadavere della prostituta che giace senza vita nel bagno del suo appartamento? E che dire dei suoi inspiegabili vuoti di memoria?
Che cosa stava facendo Hibben mentre la donna, misteriosamente introdottasi nell’appartamento, veniva uccisa con la sua pistola?

Servendosi di un registro basso, colloquiale, piacevolmente intimo, ironico e sboccato, perfetto per la trascrizione del parlato del cinico Hibben, Ellin ricostruisce gli avvenimenti attraverso un folle monologo interiore fitto di eminenti rappresentanti del senso comune e figure tipiche del vivere sociale nella nevrotica New York -avvocati senza scrupoli, distaccati psicanalisti, ricchi ebrei, anziani borghesi, protestanti dalla morale facile e una ex moglie sul piede di guerra- che solo incidentalmente hanno un volto preciso e una fisionomia nota, ma che svolgono, in realtà, una funzione strettamente simbolica...
L’assunto psicologico di base non sarà forse dei più solidi(2), ma il racconto, che si pone, in un gioco di rimandi tra letteratura “alta” e “bassa”, a metà strada tra Il lamento di Portnoy di Philip Roth e Volevo Uccidere Johhny Fry di Walter Mosley, tra la nevrastenia intellettualoide del primo Woody Allen e la tragica risolutezza del protagonista di New York Blues di Cornell Woolrich, funziona, ed è assolutamente unico nel suo genere: sorprendente, psicologico e introspettivo, sopra le righe, iper-simbolico, denso di un’atmosfera classica (ricorda, per costruzione e meccanica, il David Goodis di Il vuoto nella mente e il Woolrich di Sipario nero), debitore dello stream of consciousness nella sua rilettura beat, ma chiaramente concepito nel clima della psicanalisi “deviata” (almeno secondo le scuole freudiano-ortodosse) di Wilhelm Reich e delle teorie di Marcuse, Specchio delle mie brame poggia sul conflitto tra il libero desiderare ("illecito") di un singolo, e la "tranquilla" normatività della morale borghese. Nel tentativo di risolvere il conflitto su un piano simbolico(3), il protagonista, incapace di accettare i suoi istinti fino in fondo, evoca una serie di figure "istituzionali" chiamate a giudicarlo e, quando la frattura si rivela insanabile, si trova costretto a scegliere un destino tragico in maniera del tutto deliberata e consapevole.

Scritto nel 1972 e premiato, nel 1975, con il prestigioso Grand Prix de Littérature Policière, Specchio delle mie brame, di Stanley Ellin, è un piccolo capolavoro del genere, inspiegabilmente uscito fuori catalogo da oltre 10 anni; l'ultima edizione, proposta da Einaudi nella defunta collana "Vertigo", risale infatti al 1998.



(1)Stanley Ellin, Specchio delle mie brame, Anabasi, Milano 1995, p. 10.
(2)Paradossalmente, le incursioni introspettive più credibili e convincenti della storia del “nero” mondiale risalgono ad un’epoca precedente alla scoperta dell’inconscio, un periodo nel quale la semplice “informazione” condotta, nel migliore dei casi, attraverso la consultazione di testi e trattati psicanalitici, era assolutamente impossibile, e la ricostruzione psicologica fondava, anche nel caso delle menti "deviate", su sporadiche osservazioni empiriche, esperienze personali, tentativi di identificazione (empatici o meno) e solide riflessioni filosofiche (si pensi, per limitarsi all'esempio più ovvio, al Dostoevskij di Delitto e Castigo).
(3)Ma i due piani, il reale e il simbolico, si confondono sotto gli occhi del lettore (anzi, è proprio grazie a questa confusione, che l'effetto sorpresa funziona), e il romanzo si sottrae a tutte le categorie narratologiche mettendo alla prova il vecchio concetto di focalizzazione...

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Tuesday, May 26, 2009

Intervista a Simone Sarasso


Pubblicata, sul quotidiano online pagina (http://www.pagina.to.it) un'intervista a Simone Sarasso, autore dei romanzi Turkemar, Confine di Stato e Settanta. L'articolo è leggibile qui.

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