Monday, May 26, 2008

L- Charles Willeford: La macchina in corsia undici

Blake, trentenne ex regista televisivo colpito da esaurimento nervoso, è stato ricoverato, con il consenso della giovane moglie Maria Chavez, in una clinica psichiatrica privata; le sue condizioni, buone al momento del ricovero, sono rapidamente peggiorate per la frequentazione ripetuta degli altri folli pazienti (come il vecchio Dave, posseduto ed infine ucciso dal demonio), per incrinarsi definitivamente dietro le minacce del sadico dottor Fellermann, deciso a somministrargli nove sedute di elettroshock (con scopo punitivo, pare)…

La penna di Willeford suggerisce perfettamente, dietro una fragile facciata di normalità, l’orrore della vita all’interno di una clinica psichiatrica. La reclusione di Blake, riportata nella forma letteraria del racconto, diviene metafora della reclusione tout court.
La narrazione in prima persona(1) mantiene il lettore nell’incertezza sulle condizioni del protagonista (sarà un pazzo dotato di rara lucidità o una persona sana ingiustamente rinchiusa?) fino alla fine, quando ci si scopre, chissà come, a giustificare delle azioni delittuose (se non addirittura ad accoglierle con una certa soddisfazione) come unico tentativo possibile da parte di un uomo torturato, di reagire ad un mondo di carnefici.
Scritto nel 1961 e pubblicato sulla rivista "Playboy", poi inserito nell’omonima antologia di racconti uscita in America nel 1963, La macchina in corsia undici è un piccolo capolavoro, e per una volta non hanno esagerato gli editori definendolo “un classico dimenticato della narrativa nera”.

L’autore Charles Willeford, nato nel 1919 a Little Rock, Arkansas, rimasto orfano in giovane età, ha attraversato il periodo della grande depressione viaggiando come clandestino sui treni merci (all’epoca aveva tredici anni ma ne dichiarava diciassette…); tentata la carriera militare (è stato decorato con il purple heart alla fine della seconda guerra mondiale) ha svolto numerosi mestieri (pittore, conduttore radiofonico ecc..) prima di dedicarsi alla scrittura.

La macchina in corsia undici è edito in Italia nella “Biblioteca minima” di Adelphi.


(1)La macchina in corsia undici ricorda, da un punto di vista stilistico e strutturale, i racconti di James M. Cain.

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Monday, April 28, 2008

L- Boris Vian: Sputerò sulle vostre tombe

Lee Anderson è un “negro bianco” nell’ America degli anni ’40. Maltrattato e sfruttato, usato, fin da tenera età, più come schiavo che come servo, il ragazzo si rende conto che con la sua pelle chiara ed i capelli biondi, può forse fare qualcosa per vendicare il fratello, ucciso per aver corteggiato una donna bianca. Arrivato nella piccola cittadina di Buckton, il venticinquenne Lee trova impiego nella locale libreria, e, stretta amicizia con i rampolli delle famiglie più in vista della zona, congegna la sua vendetta: Sedurrà le due sorelle Asquith, figlie di un ricco piantatore di canna da zucchero (e dunque anche noto schiavista), per poi rivelare loro di essere nero…

Estate 1946; Boris Vian (1920-1959), ingegnere, trombettista jazz, cantautore, critico musicale, performer, ballerino, traduttore (sue le prime traduzioni europee di Chandler) e scrittore, incontra l’amico Jean D’Halluin (editore), impegnato nella ricerca di nuovi romanzi Hard Boiled americani per ampliare il catalogo della casa editrice Le Scorpion, della quale è titolare. Conscio delle regole di mercato, ma indispettito dall’ idiozia del pubblico (momentaneamente pronto a correre dietro ad un qualunque mediocre libercolo statunitense accompagnato dalla reputazione di opera violenta ed immorale), Vian propone all’amico di scrivere lui stesso un romanzo “americano”, ed in capo a quindici giorni consegna alle stampe Sputerò sulle vostre tombe.

Il romanzo, presentato come traduzione dell’opera prima dell’ immaginario “Vernon Sullivan”, un autore nero mai pubblicato negli USA per via dei suoi toni eccessivi, ottiene un successo immediato, ma nel 1947, svelato l’ escamotage, Vian viene condannato per offesa alla morale (ciononostante pubblica un altro paio di opere “di” Vernon Sullivan). Stroncato dalla critica, ma molto amato dal pubblico, adattato senza l’aiuto né il consenso dell’autore (1), Sputerò sulle vostre tombe (nell’edizione italiana il titolo è diventato Il colore della pelle) viene portato nelle sale dal quasi esordiente Michel Gast. Il 23 giugno 1959, durante una proiezione in anteprima della pellicola, Vian si alza indignato, inveisce contro regista e film, e si accascia a terra vittima di un infarto fulminante.

Il romanzo, costruito coniugando i modelli dell’ Hard-Boiled americano con quelli della letteratura razziale, che avrebbe avuto grande diffusione nei due decenni successivi in connessione con i vari movimenti (violenti e non) per i diritti dei neri, attinge ironicamente a quel repertorio di luoghi comuni, oggetti e marchi, che nel patrimonio culturale dell’europeo dell’epoca rappresentavano a pieno titolo gli Stati Uniti (dalla citazione di John Henry, protagonista della nota ballata folk, alle automobili, tutte rigorosamente americane, ai liquori, la musica jazz ecc.)(2).

Lo stile, volutamente americano, è gergale, secco, privo dei neologismi tanto amati dall’autore; le frasi, costruite in maniera anglosassone, hanno respiro più corto rispetto a quel del Vian surrealista. L’erotismo decadente che permea l’opera non è quello che nei grandi narratori degli stati del Sud assumeva, attraverso mille esagerazioni, valenze palesemente critiche(3), né quello compiaciuto e volgare di Henry Miller (il cui stile, tanto avversato da Vian, che nella prefazione lamentava tra le righe il cattivo gusto dell’autore del Tropico del Cancro, apriva in un certo senso la strada alla rivoluzione linguistica, tematica e ritmica dei beat)(4), ma semplicemente un mezzo, forse l’unico a disposizione del protagonista, per punire i buoni borghesi bianchi e bigotti, e l’autore lo affronta con cautela e senza lasciarsi andare.
Evidente l’influenza dell' opera di Cain(5), il cui assunto fondamentale (quello secondo il quale da un’incontenibile attrazione sessuale (illecita) non può che scaturire una tragedia) regola la meccanica del romanzo.

Il romanzo Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian è disponibile in Italia nelle due edizioni Marcos y Marcos e Mondadori, ai francofoni se ne consiglia comunque la lettura in lingua, abbordabile e, come di consueto, molto gratificante.


(1)Vian aveva richiesto che il suo nome fosse rimosso dai titoli di testa.
(2) Nell’insieme il romanzo testimonia, non senza effetti comici per il lettore informato sulla vicenda editoriale, il rapporto di amore-odio di un autore europeo per il nuovo mondo.
(3)Si pensi, a titolo d’esempio, all’eccessivo protagonista del romanzo Il bastardo di Erskine Caldwell, il quale, recatosi in un bordello, si concede un rapporto con propria madre.
(4) Ma i Beat, forti tra l’altro delle teorie dell’ eretico freudiano Wilhelm Reich, facevano affidamento su un’idea di sessualità ben diversa da quella di Miller.
(5)L’autore è citato dallo stesso Vian, ci sembra senza malizia, nel corso della breve ed ironica Prefazione.

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Monday, December 19, 2005

L- James M. Cain: La morte paga doppio


L’assicuratore Walter Huff, buon piazzista e onesto lavoratore, come qualcuno della sua compagnia avrà modo di definirlo, si imbatte nella signora Nirdlinger per via di un rinnovo di polizza auto.
La donna è una di quelle che fanno perdere la testa, e anche se Walter sa esattamente che sarebbe meglio “mollarla come un attizzatoio rovente”, non riesce a sottrarsi al suo fascino, e in men che non si dica si ritrova coinvolto in un omicidio con annesso tentativo di truffa ai danni della sua compagnia. Quest’opera apparsa per la prima volta a puntate sulla rivista “Liberty” è davvero un grande classico della narrativa noir; il consueto stile asciutto di Cain riesce a sbalordire con i suoi ammiccamenti, efficaci ed espliciti al punto da apparire vere e proprie anticipazioni, e comunica un senso di ineluttabilità, la tragicità inevitabile dell’uomo distrutto dalla donna fatale.
Ancora una volta Cain mette in scena l’uomo tranquillo, razionale, Incapace di sottrarsi al fascino di una donna che sarà la sua rovina.
L’ intreccio procede rapido, e privo di punti morti, verso il tragico finale, rafforzato dall’amore di Huff per Lola, la giovane figliastra della signora Nirdlinger, che lo porterà quasi a desiderare una giusta punizione.
Da quest’opera è stato tratto il film “La fiamma del peccato” (1944) sceneggiato da Raymond Chandler, diretto da Billy Wilder e interpretato da Fred MacMurray ed una strepitosa Barbara Stanwyck.

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