Thursday, September 11, 2008

L- James Lee Burke: L’urlo del vento

2005. Mentre l’uragano Katrina impazza per le vie di New Orleans, quattro piccoli criminali si aggirano per le strade allagate su una barca rubata (a un prete cattolico morfinomane)(1) e saccheggiano le case evacuate. Ignari di trovarsi nella villa del temibile Sidney Kovick i balordi rubano contanti, droga e pietre preziose, ma, mentre tentano la fuga, una fucilata proveniente dal lato opposto della strada uccide due di loro e costringe gli altri a nascondere la refurtiva e separarsi.

In fuga dalla polizia, da un gangster intenzionato a recuperare i diamanti, e da un paio di personaggi inquietanti e misteriosi, i due superstiti si muovono senza speranza sullo sfondo di una New Orleans distrutta.

Dave Robicheaux, reduce del Vietnam, ex poliziotto, ex alcolizzato, assistente dello sceriffo di New Iberia, è chiamato a indagare sulla fucilata che ha ucciso i due ladri, e intanto cerca, tra le macerie di New Orleans, un amico scomparso…


In Italia non si rilegge più, né si correggono bozze, e la cosa è lampante, altrimenti non si spiegherebbero frasi come “Gli misi le braccia attorno alle spalle, appoggiandole una mano sul collo”(2), “E’ questo che gli [le] ha insegnato sua madre? A non tenere le mani sporche?”(3) e addirittura “Si alzò e si avvicinò all’uscio e cercò di poter sbirciare attraverso uno dei pannelli ricurvi della parte superiore senza essere vista dalla persona che si trovava all’esterno”(4), leggibili nell’ultimo romanzo di James Lee Burke, ma questa scarsa attenzione ai “particolari” non si riflette certo sul prezzo dei libri(5).

Se L’urlo del vento, tanto amato in America, non convince, non è tuttavia solo per colpa della traduttrice italiana Nicoletta Brazzelli(6): l’intreccio è pesante, macchinoso, largamente prevedibile; il ritmo va spesso smarrito, l’azione è incostante, imprecisa. La descrizione dell’uragano e dei suoi effetti, che sul principio sembra interessante, finisce per occupare una parte troppo ampia del romanzo. Robicheaux è diventato, negli anni, un vecchio bacchettone indeciso e quasi inetto al quale nulla (o quasi nulla) resta della gloria passata. Le pagine sono attraversate da un insopportabile pasticcio di patriottismo, fanatismo cristiano e ignoranza geopolitica tipica degli americani; le memorie dell’11 settembre (nel romanzo diviene, per opera della traduttrice, il 9 settembre) si confondono con quelle di New Orleans colpita dall’uragano Katrina (chissà in che modo i terroristi avranno imparato a dirigere le tempeste…), e  la città distrutta viene poi paragonata a Baghdad (quindi chissà, forse anche gli americani hanno ottenuto il controllo sugli elementi...); l’ignoranza, la grossolaneria, il provincialismo che segnano alcuni brani del romanzo, sembrano ispirati da Bush in persona...

I bei personaggi comprimari e la penna di Burke (non del tutto spuntata, ma neanche al massimo della forma e in più al servizio di una morale insopportabile), non bastano a salvare un romanzo deludente sotto ogni altro aspetto.


Sconsigliato a tutti; consigliato in versione originale a chi proprio non possa fare a meno di leggerlo.

 

Edito in Italia da Fanucci, L’urlo del vento è il primo romanzo di Burke pubblicato dalla casa editrice romana (in precedenza le avventure di Robicheaux erano uscite nella serie dei Gialli Mondadori, erano state pubblicate da Baldini e Castoldi e recentemente riproposte dalla padovana Meridianozero).

 


(1) La grande qualità di James Lee Burke è forse il saper creare personaggi che, appena tratteggiati, restano vivamente impressi nella mente dei lettori.

(2)James Lee Burke, L’urlo del vento, Fanucci, Roma 2008, p. 293 (corsivo nostro).

(3)Ivi, p. 317 (corsivo nostro).

(4)Ivi, p. 333 (corsivo nostro).

(5) L’urlo del vento, che tradisce fin dalla veste grafica il suo carattere di mattone da spiaggia riciclabile come spessore per la gamba zoppa d’un tavolo o di una sedia, è in commercio per la modica somma di 18,50 Euro.

(6)Responsabile delle sviste e degli strafalcioni che turbano la coscienza linguistica del lettore (non si intravede la linea di demarcazione tra sgrammaticatezza, voluta, dei dialoghi e errore logico/grammaticale nato nella traduzione) Nicoletta Brazzelli è evidentemente ignara della pessima qualità del suo lavoro, pospone infatti all’opera una pignolissima Nota del traduttore(pp. 435-438)…

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2 Comments:

At 9:04 PM, Blogger Giovanni Lembo said...

... e meno male che l'ho comprato proprio ieri a 3 euro in un mercatino dell'usato... errori di traduzione imperdonabili, ma Burke non mi ha deluso nei suoi libri precedenti, sono curioso di scoprire se la sua penna è in fase calante!

 
At 4:56 PM, Blogger fabriziofb said...

tutto sommato forse no, non è in fase calante, ma in questo romanzo tocca uno dei minimi storici... poi, certo, con errori di traduzione come questi...

 

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