Sunday, August 31, 2008

L- Philip Roth: Everyman

Tradito, poco dopo i sessant'anni, da una salute fino ad allora ottima, un uomo inizia un lento cammino che lo porterà, di intervento chirurgico in intervento chirurgico, alla sua inevitabile fine; un tempo designer di successo, uomo di grandi appetiti e grandi passioni, il protagonista (il cui nome, tanto la vicenda è e vuol essere esemplare, non sarà mai rivelato al lettore) si scopre invecchiato, stanco e solo, e il riconoscimento, forzato e mai perfetto (“La vecchiaia non è una battaglia, è un massacro”(1), afferma), della sua condizione di mortale, lo costringerà a ripercorrere i propri ricordi alla ricerca di un senso sfuggente…

Materialismo ebraico (in una versione fortemente segnata dal pragmatismo americano), esistenzialismo europeo vagamente annacquato nella traversata transoceanica, vaste letture psicanalitiche, perfetta osservazione anatomica del vitalismo tardo-borghese, gusto per la ricostruzione minuziosa della biografia personale e incredibile lucidità introspettiva convivono sulla pagina facendo di Everyman un’opera di sorprendente verità.

Lo stile, lirico ma mai eccessivo, trascina gli spettatori, atterriti ma affascinati, attraverso le diverse tappe della vita del protagonista con i toni vividi, personali, dolenti della memoria.
Meravigliosi i brani relativi all’infanzia newyorchese (ricordano gli interni ebraici di Malamud), perfetta la ricostruzione dei tre diversi rapporti coniugali, tracciata con pochi, essenziali, tocchi, sconsolanti ma, ahimè tristemente reali le considerazioni relative a vecchiaia e morte, che si impongono come vere protagoniste del romanzo.
Consigliato a chi non vada cercando un’opera rilassante e pacificante; gli altri continuino pure a fare finta di niente.

Il romanzo Everyman di Philip Roth è edito in Italia da Einaudi.


(1)Philip Roth, Everyman, Einaudi, Torino 2008, p. 106.

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