Friday, June 01, 2007

L- Etgar Keret: Io sono lui

Donne dolci ed attraenti che si trasformano, di notte, in beoni tarchiati e chiassosi; tassisti al limite della pedofilia che guardano le ragazzine per distrarsi dalle potenziali disgrazie familiari; ragazzi e ragazze che si incontrano, si trovano e si lasciano sullo sfondo una Tel Aviv appena suggerita; improbabili pesci parlanti che dialogano con gli avventori di un ristorante sul mare; madri che partoriscono piccoli ponies; nani silenziosi che presiedono alle relazioni sentimentali di giovani irascibili; demoni dal cuore tenero scoraggiati dalla gentilezza dei loro “clienti”…

Questi e molti altri i personaggi tristi, romantici, curiosi, irreali, ma infine quanto mai umani che affollano la raccolta di racconti “Io sono lui”.
Etgar Keret, classe 1967, felicemente “disimpegnato” da un punto di vista politico(1) è considerato una delle voci più importanti della nuova letteratura Israeliana.

La raccolta (composta da racconti brevissmi : 34 in appena 150 pagine) offre un' interessante miscela di “favolette surreali”, dotate di evidente portata simbolica(2), e geniali affreschi tratteggiati secondo i canoni stilistici del minimalismo americano degli anni ’70 ed ’80.
La scrittura di Keret, superato lo scetticismo iniziale, diverte, convince, fa riflettere, tanto che il lettore, posto di fronte all’innegabile sensibilità dell’autore, è disposto anche a trascurare il già segnalato "eposidico" infantilismo.

“Io sono lui” di Etgar Keret è edito dalla casa editrice e/o, che ha il bel merito di rendere disponibili al pubblico italiano voci spesso pregevoli (e non semplicemente “esotiche”…) delle cosiddette letterature “minori” o “emergenti”.


(1) L’autore, nel corso di un' intervista del 2001 (leggibile all’indirizzo http://www.morasha.it/sefer/01_06/keret_intervista.html ) ha dichiarato: Privilegio i valori umani rispetto a quelli politici perché non ritengo ci sia buona fede nella politica.”
(2)A volte “troppo evidente”; Es: in “Un pensiero in forma di racconto” , che vuol essere “metafora edificante”, l’aspetto simbolico è decisamente troppo marcato, tanto che la narrazione risulta in qualche modo infantile.

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