Saturday, December 20, 2008

L- James Crumley: Il caso sbagliato

Tempi duri per gli abitanti della “tranquilla” cittadina di Meriweather, Montana: prima l’eroina che inizia a circolare per le strade, poi un vecchio hotel fatiscente che prende fuoco crollando su alcuni dei suoi sventurati abitanti, e, infine, un’avvenente rossa pronta ad assoldare Milo Milodragovitch per far luce sulla misteriosa morte del fratellino, liquidata dagli “impegnatissimi” agenti di polizia come un semplice suicidio. E quando ad indagare è Milodragovitch, la gente del posto lo sa, non ci sono che due alternative: scappare, o tirare fuori la verità, tutta la verità. Tanto più che il detective, cambiata la legge sul divorzio, si ritrova potenzialmente disoccupato, e pronto ad accettare qualsiasi caso pur tenersi in movimento…

Torna finalmente disponibile per i lettori italiani Il caso sbagliato, primo romanzo noir di James Crumley.
Nichilista, uomo di lettere, ex professore, reduce del Vietnam, grande scrittore, l'autore è soprattutto un instancabile, attento, osservatore della natura umana secondo quella tendenza, tutta americana, che ha reso possibili la perfezione stilistica di Hemingway e di Chandler (non se ne abbiano a male per l’accostamento i detrattori della letteratura di genere…), e le decadenti e sconsolanti visioni del mondo di Faulkner, Caldwell, O’Connor e gli altri, vari, cantori delle brutture morali delle zone rurali degli stati del Sud(1).
Ben si applica, a Crumley ed ai suoi protagonisti l’affermazione, attribuita a Lawrence d’Arabia, secondo la quale “vecchio e saggio significa solo disilluso e amareggiato”: il percorso di Milodragovitch e Sughrue, impegnati nelle loro varie avventure in altrettante operazioni “moralizzanti”, è proprio l’assunzione, come compito, dell’invecchiamento biologico(2) al quale nessuno di noi puoi sottrarsi, e l’integrazione di questo con un sistematico invecchiamento “conoscitivo”, un “progresso” verso la più completa disillusione.
James Crumley non sapeva nulla, per esperienza diretta, del lavoro del detective(3), ma conosceva perfettamente l’ambiente delle sue storie, quello dei losers e dei drunkards da saloon e, come ogni reduce di guerra che si rispetti (tanto più un reduce del Vietnam, non a caso una delle guerre più rovinose della storia degli Stati Uniti), doveva aver imparato da tempo a dare al termine “disillusione” il suo giusto significato.
Ora la ripubblicazione di Il caso sbagliato, e, speriamo, delle altre opere fuori edizione in Italia, apre la strada alla tardiva riscoperta di un autore la cui importanza stilistica è riconosciuta, oltreoceano, anche al di fuori dei limiti di genere.
Peccato che per ripubblicare un romanzo come Il caso sbagliato si sia dovuta attendere la dipartita dell’autore(4).



(1) Inutile dirlo, zona rurale o urbana, la natura umana resta la stessa: egoismo, crudeltà gratuita, incurabile sentimento di solitudine, avarizia ecc., saranno più facilmente osservabili negli spazi ampi e semi-deserti degli stati del sud, ma di certo non mancando tra le vetrine lucide dei negozi super-affollati e le facciate anonime dei palazzoni delle grandi città…
(2) Esemplare il caso di Milo Milodragovitch che, proprio ne Il caso sbagliato, attende con ansia il raggiungimento dei 53 anni d’età (momento in cui potrà finalmente disporre a piacimento del patrimonio di famiglia), ma le attività alle quali si dedica e le situazioni alle quali si espone lasciano il segno, e sono tali da impedirgli, e di questo il lettore si ritrova abbastanza certo, di trarre in futuro un qualunque reale sollievo dallo sperpero di denaro.
(3) E infatti i suoi personaggi si muovono, come persone comuni, un po’ a casaccio, sul filo di un sospetto, pronte a provare e riprovare, a procedere per tentativi fino a far saltare fuori la verità.
(4) James Crumley è scomparso lo scorso 16 settembre in una camera d’ospedale nella cittadina di Missoula, Montana. Aveva 68 anni.

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1 Comments:

At 12:25 PM, Anonymous Luca Conti said...

Grazie della bella recensione. Il fatto che "Il caso sbagliato", però, sia stato ripubblicato in Italia (e, soprattutto, ritradotto) dopo la scomparsa di Crumley è, purtroppo, una triste coincidenza, visto che il libro era già in programma per Einaudi da un bel pezzo; tanto che Crumley è morto proprio nei giorni in cui stavo rivedendo la traduzione.

E diciamo anche che, almeno nel caso di Crumley, non si tratta proprio di una "tardiva riscoperta", visto che Stile Libero ha iniziato a pubblicare e ripubblicare i suoi libri fin dal 2001 (ne sono già usciti quattro, a fine 2009 uscirà la mia nuova traduzione di "Dancing Bear" e poi, a scadenza annuale, "Il confine dell'inganno" e "L'anatra messicana").

Grazie di nuovo
Luca Conti

 

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