Monday, March 01, 2010

Paolo Roversi: L'uomo della pianura


«Ammazzare col coltello è sempre personale, come il bacio alla francese. Ci si sporca, certo, ma col ferro non mi sono mai trovato a mio agio. Fa rumore, è distaccato; non c'è contatto. Non senti la vita che esce fuori dalla tua vittima.»(1)

Milano, fine anni '70; finito in carcere per un drammatico errore giudiziario, un ragazzo qualunque, -uno che non è mai stato uno “stinco di santo”(2), ma del tutto innocente per quanto riguarda il reato contestatogli- si trasforma in un temibile bandito.
Uscito da San Vittore, l'“università del crimine”, con la momentanea approvazione di due pezzi grossi della mala, il ragazzo comincia a mettere a ferro e fuoco le strade della Milano di Cavallero e Vallanzasca, di Lutring, Epaminonda e Turatello; la scerbanenchiana “Milano calibro 9”; quella di “Stazione centrale ammazzare subito” e de “La mala ordina”. I suoi contemporanei lo consoceranno come “Hurricane”.

Capo di Ponte Emilia -ultimo baluardo lombardo prima del confine emiliano e paese d'origine di Enrico Radeschi-, oggi.
Quando il corpo senza vita della giovane Giulia viene ritrovato -intriso di sangue, “riverso su un giaciglio di paglia, vicino a una mangiatoia”(3), la gola squarciata da un kirpan- in una delle stalle dell'azienda agricola paterna, la popolazione, sobillata dal bieco Ghezio, politicante di un partito che pretende di “discendere dai celti”, non ha dubbi: il colpevole è Vikram Singh, Sikh impiegato come mungitore, con il quale la ragazza aveva allacciato una chiacchierata relazione.
I sospetti dei paesani sembrano confermati dall'improvvisa scomparsa dell'indiano; ma mentre gli inquirenti, caldamente invitati ad “arrestare Sandokan” da un questore tutt'altro che illuminato, si dedicano alle indagini, un'automobile con i sedili sporchi di sangue viene ritrovata, abbandonata, subito fuori dal paese...


“L'uomo della pianura”, ultimo romanzo del ciclo dedicato al giornalista e hacker Enrico Radeschi, è costruito secondo un'alternanza di brani che ricorda il montaggio cinematografico incrociato, alludendo così, fin dai primi paragrafi, al ricongiungimento finale(4) delle due vicende.
Alla momentanea opposizione tra i due casi (e tra i due piani temporali), fa eco l'alternanza dei registri linguistici: da un lato il racconto di Hurricane, espresso in prima persona, con un lungo discorso indiretto libero che ricorda le voci fuoricampo di tanti flashback cinematografici, dall'altro le avventure di Radeschi, riportate in terza persona, con focalizzazione esterna, uso del discorso diretto e toni lampantemente ironici, che si spingono, qua e là, fino alla satira (politica, come nel caso del già citato Ghezio, o di costume, come nell'incontro-scontro del giornalista con l'eccentrica scrittrice “Santina Croce”...). A questa seconda opposizione, stilistica, assolutamente centrale e strettamente funzionale alla costruzione di precisi effetti narrativi(5), se ne aggiungono altre, tematiche -dall'alternativa città/paese a quella uso/rifiuto della tecnologia (Radeschi e Delia/Hurricane), cinismo/idealismo (Radeschi/Delia) ecc.- che arricchiscono un romanzo misurato, privo di punti morti, spesso piacevolmente ironico, straripante di citazioni(6), popolato da personaggi simpatici e ben costruiti(7).
Un romanzo che si riappropria della mitologia legata alla “mala” italiana (e lo fa con garbo e cautela), per chiudersi, poi, con un inatteso, amaro, finale, pienamente coerente con le regole del noir classico...

Il romanzo “L'uomo della pianura”, di Paolo Roversi, è edito in Italia da Mursia.



(1)Paolo Roversi, “L'uomo della pianura”, Mursia, Milano 2009, p. 28.
(2)Ivi, p. 17
(3)Ivi, pp. 22-23.
(4)Avviene grazie a quel meccanismo “popolare” del riconoscimento dell'dentità celata, che Propp chiama "agnizione".
(5)L'espressione fredda, calcolata, del tutto priva di coloriture emotive “positive”, che caratterizza la storia di Hurricane, restituendo al lettore l'idea della banalità del male, impedisce (o dovrebbe impedire) ogni possibile identificazione, smorzando il fascino di un personaggio dai chiari tratti eroici.
(6) Da Scerbanenco, la cui onnipresenza si fa palpabile nei personaggi di “Mascaranti” e “Lamberto Duca” a Ledesma, da Montalbàn a Izzo, da Bunker a McCarthy, da Gutierrez a Carlotto, al Lansdale di “Rumble Tumble” (evocato attraverso l'inserimento dell'armadillo Gatsby), le citazioni e i rimandi metatestuali di “L'uomo della pianura” non si contano, e, d'altra parte, non sarà un caso, se l'autore è stato soprannominato “Lo Scerbanenco postmoderno”...
(7) Impossibile non menzionare almeno il protagonista Enrico Radeschi -ultima declinazione di quell'eroe tardo-adolescenziale che risale, per tradizione, al Tonio Kroeger e che finisce sempre (giustamente) per conquistare il lettore-, il suo dipendente Diego Fuster, le protagoniste femminili Delia e Carla, e gli esilaranti Betassa e Bellotti.

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